Presso l’Archivio dei padri Domenicani di Santa Sabina in Roma è custodito l’antico manoscritto che tratta della vita, morte e miracoli del frate domenicano beato Matteo Carreri. Al foglio 324 recto è riportato il terzo miracolo post-mortem del Beato Matteo il quale morì nel convento dei padri Domenicani di Vigevano il 5 ottobre 1470 e subito fu venerato come santo dal popolo vigevanese.
ALTERITA’ VIGINONA Il miracolo avvenne ai primi di novembre del 1479. Il verbale datato 11 novembre 1479 attestante il prodigio dichiara che Elisabetta moglie di Giovanni Pietro de’ Rossi, mercante di stoffe in Milano, aveva dato alla luce una bella bambina ai primi di agosto di quel 1479. Ma la gioia per la cara creatura si accompagnava a notevoli sofferenze nella madre: infatti ormai da tre mesi era afflitta da febbri e da diffusi tremori corporali. A nulla erano valse le cure dei medici. Il marito mercante di stoffe tratteneva rapporti con produttori e commercianti di panni di lana di Vigevano, i “Mercatores”, assai rinomati soprattutto per la produzione di “panni alti” ossia pregiati. Vigevano manifatturiera era comunità di seimila abitanti ma non era ancora città: sarà tale nel 1530 all’istituzione del vescovado. Disdegnava il titolo di borgo e si dichiarava “terra separata” ossia non inclusa in alcuno dei contadi limitrofi che erano Pavia, Novara, Vercelli e Milano, e rispondeva direttamente al solo duca di Milano sul piano politico-amministrativo. Gli alteri vigevanesi si erano persino indirizzati alla venerazione di un loro particolare Protettore ossia lo scomparso frate domenicano Matteo Carreri, pur rispettando il patrono ufficiale ossia Sant’Ambrogio.
BEATO PRECOCE Rimase un poco perplesso il commerciante milanese de’ Rossi al sentire il notevole mercante Aliolo Gravalona che in Vigevano esaltava la potenza di miracoli di frate Matteo e gli suggeriva di rivolgersi al Beato per la guarigione della moglie Elisabetta. Occorre intanto ricordare che fino a quel 1479 non vi era stata alcuna pronuncia ecclesiale circa la qualifica di “beato” per frate Matteo: questa avverrà nel 1482 da parte di papa Sisto IV. Ma, «a furor di popolo vigevanese», frate Matteo era già elevato a beato e nel citato verbale del 1479 è qualificato proprio come tale. Di fronte allo stupore del milanese de’ Rossi, il vigevanese Gravalona chiamò il figlio dodicenne Ambrogio che, nel 1470 all’età di tre anni, si era rovesciato addosso un’ampia padella di olio bollente riportando terribili ustioni che lo conducevano alla morte: era stato miracolato dal vivente frate Matteo al quale aveva fatto ricorso il disperato padre. Il vivace ragazzo portava sul viso tracce dell’antica ustione: «in signum vero hiusmodi combustionis remanserunt in facie» (afferma il manoscritto al foglio 320 verso, «i segni di tale combustione rimasero sul viso»). Era attivo nella manifattura paterna e curava particolarmente i movimenti di magazzino di lane grezze e lavorate, ma il suo espresso desiderio era quello di farsi frate nell’Ordine degli “zoccolanti” o francescani osservanti, che in quel 1479 entusiasmavano i buoni giovani di Vigevano con l’istituzione del caritativo convento osservante (nell’attuale via del Convento di Vigevano) guidato dal dinamico santo frate Cristoforo Macassolio. E così avvenne ai canonici suoi sedici anni di età e per “multis annis vivens in illo” (attesta il manoscritto).
IL MIRACOLO Si infervorò il de’ Rossi e, tornato alla sua abitazione di Milano, raccontò il tutto alla sofferente moglie. Entrambi si misero a invocare il soccorso del “Beato” Matteo, promettendo di far celebrare una messa nella chiesa di San Pietro Martire in Vigevano e di offrire alla stessa chiesa “unum pannum”. Si trattava di un panno in lana scelta lungo 2.80 bracci ossia circa metri 1.80 (e di larghezza usuale di bracci 1.30, ossia circa 80 centimetri), di sfondo in soffusa onizza o ontano e di colorazione verde con ocra e guado (l’indaco sarà usato dopo la scoperta delle Americhe), del valore di 280 lire imperiali (ossia più di 5mila euro). E il giorno dopo aver emesso il voto «plenissime sanata est»: Elisabetta fu pienamente risanata. Il marito si recò a Vigevano a sciogliere le promesse e a conferire con il padre priore dei domenicani, padre Domenico Anfossi da Taggia che, chiamati due testimoni ossia Giorgio Colli e Antonio Ardizzi «viris notissimis in Viglevano», redasse il verbale, tutto sotto giuramento, riportando il miracoloso accadimento avvenuto per intercessione del beato Matteo Carreri. Il verbale porta la data 11 novembre 1479 indizione dodicesima. In Vigevano si propagò la notizia dell’evento miracoloso e la devozione al Beato accrebbe enormemente.
Marco Bianchi

