Viaggio in Paese / A Ottobiano poche parole e tanta voglia di darsi da fare

A Ottobiano il sindaco Pierangelo Cecchetto gira per le strade in bicicletta fin dal mattino presto. Scendo dal pullman poco dopo le sette e lo vedo già davanti al municipio, mentre aspetta di preparare la bandiera accanto al monumento ai Caduti.

AL BAR La barista cinese, quando chiedo di raccontarmi qualcosa del paese, rimane un po’ sul vago. Anche i gruppetto di fumatori, fuori dal locale, non appena mi presento si zittisce e uno a uno si allontanano. In effetti è ora di muoversi, ormai sono le otto. E poi bisogna capirli: meglio non fidarsi della stampa. Il cagnolino che uno del gruppo si porta appresso, prima di seguire il padrone si fa accarezzare e mi dà una leccatina alla mano. Lui non legge i giornali.

il sindaco Cecchetto

IN MUNICIPIO Vado in municipio e incontro il sindaco, che accetta volentieri di fare due chiacchiere Mentre parliamo, Cecchetto armeggia con i cassetti dell’archivio alla ricerca di documenti. L’impiegata comunale è in un altro ufficio, ma lui non la chiama per farsi aiutare. «Come si sta a Ottobiano? – risponde subito alla prima domanda, quella di rito – Lo vede anche lei». Vero. Le strade sono pulite, la gente al bar scherza garbatamente, gli allievi delle superiori salgono numerosi sull’unico pullman del mattino per Vigevano. E a proposito di studenti, c’è anche la scuola elementare (intitolata a Garibaldi) oltre alla materna. E persino una banca, mentre in altri posti anche più grandi gli istituti di credito chiudono.

QUALCHE PROBLEMA «Qui si sta abbastanza bene – prosegue il primo cittadino – anche se abbiamo qualche problema a livello sociale, come un po’ dappertutto del resto. Soprattutto anziani e famiglie in difficoltà, con problematiche che la nostra società sta incentivando. La parrocchia ha i suoi canali, come l’Ente Pecchio che gestisce la scuola per l’infanzia, e il Comune cerca in qualche modo di arginare la situazione». Cecchetto è stato sindaco per diversi anni, ed è tornato alla guida del paese nel 2024 dopo la pausa rappresentata da Serafino Carnia, oggi vicepresidente della Provincia di Pavia. Come ci si sente ad essere di nuovo «in sella»?

In 20 anni ho visto un cambiamento sociale molto forte e purtroppo in peggio. Adesso fare il sindaco è diventato più complesso, ci sono nodi più stretti, in particolare quando si entra in famiglie che hanno avuto delle rotture.

Quanto ha influito il periodo del Covid su queste situazioni? «Ha fatto un po’ da spartiacque, ma il nucleo cittadino diventa sempre più anziano, e in compenso importiamo problemi nuovi. Il 40% degli abitanti è straniero, molti lavorano al polo logistico, al circuito motosportivo e nelle due officine meccaniche sulla strada per Valeggio, anche se è difficile trovare personale specializzato. I problemi sono tanti: io cerco di integrarmi e di rispondere alle varie esigenze». Consiglierebbe a qualcuno di venire ad abitare a Ottobiano? «Certo, perché no? Non ci manca quasi nulla».

Un giro in paese / «Eravamo quattro amici al bar..»

la farmacia

A Ottobiano c’è quasi tutto. «È vero — spiegano dagli alimentari Finotto —abbiamo molti servizi. Mancano un po’ i trasporti, ci sono solo un pullman al mattino e uno nel tardo pomeriggio». In compenso abbondano camion e trattori sulla statale che taglia in due il paese. Passo di nuovo davanti al bar e questa volta trovo quattro pensionati. Allora, come si sta a Ottobiano? «Male – risponde uno, ironico – è meglio a Valeggio, che c’è solo il castello. Lì almeno nessuno può darti fastidio». Un altro annuisce: «Qui c’è gente col soggiorno obbligato e il braccialetto elettronico». A questo punto comincio a temere per la banca, e capisco anche l’esitazione di qualcuno a parlare: facile presentarsi come giornalista… Comunque, se le cose si mettono male, c’è sempre la farmacia.

Sono qui da 30 anni – racconta la dottoressa Piera Marchini – e ogni giorno vedo passare tanta gente che ha sempre bisogno di qualcosa. Comunque in paese abbiamo anche il medico. E io ci sono sempre, per qualsiasi evenienza.

… E il sindaco in bicicletta controlla le strade

Venerdì, giorno di mercato. Al bancone della frutta parlano poco, ma Elisa, dei casalinghi, è più loquace: «Ho iniziato quest’anno – dice – continuando l’attività di famiglia. E qui la gente è accogliente». Marco, della salumeria Negri di Garlasco, parla ancora più volentieri: «Adesso siamo un po’ sacrificati, ma quando eravamo sulla strada principale con una dozzina di banchi c’era più gente, si sentiva meno la concorrenza dei centri commerciali. Comunque ci chiamano da diversi paesi, come Frascarolo, ma la settimana ormai è al completo». Nel piccolo parco giochi di fronte alla scuola, in fondo al vialetto alberato che parte dal monumento ai Caduti, alcuni bambini trascorrono la ricreazione sotto l’occhio attento delle maestre. Passa una signora che parla con un cagnolino: «Hai visto che vento? Guarda quei rami come si muovono…». Anche il sindaco è in continuo movimento, sta girando in bicicletta per le strade del paese. Chissà, forse tiene d’occhio la banca…

Il tempo custodito in una tasca del cielo

Ottobiano è uno di quei paesi che sembrano custodire il tempo in una tasca del cappotto. Piccolo, raccolto, vive immerso in un paesaggio di risaie, campi e cieli larghi che sembrano non finire mai. Qui la pianura non è solo geografia: è un modo di stare al mondo. In una comunità con poco più di mille abitanti, le relazioni hanno ancora il sapore antico della prossimità: ci si conosce, ci si incontra, ci si saluta. Le storie personali si intrecciano con quelle collettive, e il senso di appartenenza è spesso molto forte. È uno di quei luoghi dove la vita pubblica passa ancora attraverso la piazza, le associazioni, la parrocchia, la festa patronale di San Michele Arcangelo, Come molti piccoli comuni della campagna lombarda, Ottobiano affronta alcune sfide tipiche del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione dei residenti e la necessità di mantenere vivi servizi e occasioni di aggregazione. L’indice di vecchiaia è piuttosto elevato, segno di una comunità ricca di memoria ma chiamata a rinnovarsi continuamente per attrarre nuove famiglie e nuove energie.

Eppure, proprio in questa dimensione raccolta, si conserva una qualità della vita che altrove spesso si è perduta: ritmi più umani, un rapporto diretto con il territorio, una socialità meno dispersa. La campagna qui non è semplice cornice, ma parte integrante dell’identità del paese. L’agricoltura, soprattutto quella legata alla tradizione risicola, ha modellato nei secoli non solo il paesaggio, ma anche la mentalità dei suoi abitanti: concreta, laboriosa, discreta. Ottobiano ha una storia antica, che affonda le radici nell’epoca romana. Persino il nome sembra derivare da un antico possedimento della gens Octavia. Nel suo territorio sono state ritrovate testimonianze archeologiche importanti, come la necropoli della Rotorta, a ricordare che sotto questi campi riposa una lunga vicenda umana. Insomma, Ottobiano è una piccola comunità che continua a vivere in equilibrio tra passato e presente. Non fa rumore, ma ha una sua voce: sommessa, tenace, autentica. E a volte sono proprio i paesi così, lontani dal frastuono, a raccontare meglio il cuore di un territorio.

Davide Zardo

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