Una chiesa in stile gotico piena di colonne, archi e scalinate che spariscono al piano superiore. É il santuario dedicato alla Madonna del rosario di Pompei, di cui è rettore dal 9 settembre 2024 don Alessandro Gallotti, al posto di don Pier Luigi Gusmitta, venuto a mancare il 3 maggio di quello stesso anno.

ARRIVANO I DOMENICANI E sempre nel 2024, grazie a un accordo tra la diocesi di Vigevano e l’Ordine provinciale italiano di San Domenico (raffigurato nell’altare maggiore con la Vergine del rosario e Santa Caterina da Siena) hanno fatto il loro ingresso ufficiale in santuario due giovani frati di origine pugliese: fra Adriano Cavallo (specializzato in predicazione attraverso arte e simbologia) e fra Michele Sciotti (laureato in filosofia).
La scelta di portare i frati predicatori nel cuore di Vigevano – spiega don Gallotti – risponde a un’esigenza pastorale ben precisa: far diventare il santuario un centro di riferimento spirituale, una “clinica dell’anima“, come diceva Paolo VI.
I due domenicani sono arrivati il 22 dicembre, come un dono di Natale. «Ci è stata riservata una bellissima accoglienza – racconta fra Adriano Cavallo – che ci ha fatto sentire praticamente a casa. Ci siamo affezionati subito a questo luogo dello spirito, pieno di quella devozione mariana che vede il nostro Ordine presente anche in altri santuari, come Santa Maria delle grazie a Milano e Santa Maria del rosario a Fontanellato in provincia di Parma, e che fa parte del nostro carisma». Molti i progetti che i domenicani hanno in mente per promuovere il santuario a livello artistico-culturale, come già accaduto nell’ottobre 2024 per le giornate Fai (Fondo ambiente italiano) quando Franca Ippocastano e Laura Pasquino hanno guidato numerosi visitatori alla scoperta delle opere d’arte custodite in chiesa.
LA SFIDA «La più grande sfida che pensiamo di risolvere – continua fra Adriano – è tenere la chiesa aperta, e non lasciarla incustodita. Intanto abbiamo portato a casa una prima “medaglia” con una copia autenticata della Sindone, il cui originale si trova a Torino, che rimarrà in santuario e sarà esposta al pubblico fino a giugno e ogni anno in tempo di Pasqua. L’anno prossimo, inoltre, il venerdì prima delle Palme, abbiamo proposto a don Gallotti e al vescovo monsignor Gervasoni di introdurre la tradizione pugliese della “desolata”, ossia una lunga predicazione che commenta le letture evangeliche della Passione, quanto mai egregiamente illustrata dalle stazioni della Via Crucis». Tante idee, tanti progetti per una comunità che, anche attraverso le opere d’arte del suo santuario, può crescere sempre più nella fede.
Nel ricordo di mons. Gusmitta

È impossibile raccontare il santuario della Madonna del rosario di Pompei senza parlare di monsignor Pier Luigi Gusmitta, che ne è stato il rettore dal 1976 al 2024, anno della sua morte. Che eredità spirituale ha lasciato? «Aveva un’eccezionale preparazione culturale – spiega la sua collaboratrice storica, Franca Ippocastano – e una passione per il Vangelo della famiglia, che ha trasferito al liceo, in seminario e nella Comunità 71. Ha restaurato il santuario anche spiritualmente, da fervente apostolo mariano, e ha celebrato la messa fino a due giorni prima di morire. Con lui la chiesa era sempre aperta, aveva anche fatto mettere un tavolino accanto a uno degli altari per lavorare lì». Anche adesso il santuario è aperto, ma i frati domenicani ci sono solo nel fine settimana, per celebrare la messa alle 8. «In loro assenza – continua Franca – la chiesa apre alle 7.30 per il rosario, seguito alle 8 dalla liturgia della parola, che prevede l’ascolto di brani biblici e la condivisione nella fede. Poi io, in qualità di ministro straordinario, distribuisco l’eucaristia. Ma non è più come prima: quando c’era don Gusmitta il santuario era sempre aperto per tante attività, soprattutto del centro Nazaret per la pastorale della famiglia. E poi ha promosso il restauro completo del santuario, che a un certo punto era diventato un rifugio per tossicodipendenti. Ha fatto tanto per noi, non lo dimenticheremo».
Davide Zardo

