La luce della camera al primo piano restava sempre accesa, di notte. Luca la vedeva dalla finestra del palazzo dall’altra parte della strada, quando il sonno decideva di lasciarlo solo con i suoi pensieri. Era una luce gialla, discreta, che filtrava attraverso le tende e disegnava un rettangolo luminoso nel buio.
Non sapeva chi abitasse in quella stanza, né perché non spegnesse mai la lampada. Luca aveva l’abitudine di osservare le finestre degli altri. Non per curiosità, ma per quella malinconia che lo prendeva al calare della sera, quando le case si illuminavano una dopo l’altra e dietro ogni vetro cominciava una vita diversa. Cosa c’era al di là di quelle finestre? Una sera d’inverno, tornando a casa, vide che la luce gialla era spenta. Si fermò sul marciapiede e rimase a guardare quel rettangolo nero. Non avrebbe saputo spiegare perché quella mancanza gli provocasse tanta inquietudine. Forse, senza rendersene conto, aveva finito per considerare quella luce una compagnia. Qualcuno, dall’altra parte della strada, vegliava insieme a lui. La mattina dopo vide un furgone davanti al palazzo. Due uomini portarono fuori alcuni mobili e scatoloni pieni di libri. Una donna avvolta in un cappotto scuro li osservava dalla soglia.
Prima di andarsene, alzò gli occhi verso la finestra del primo piano, come se volesse salutare qualcuno. Luca abbassò lo sguardo. Non avrebbe mai saputo chi avesse abitato quella stanza.
Quella notte spense la luce della propria camera. Rimase seduto al buio, ascoltando le voci del cortile e il rumore lontano di un tram. Si avvicinò alla finestra. Sul vetro si rifletteva appena il suo volto, sospeso sopra la strada deserta. Pensò a quante vite si sfiorano senza incontrarsi davvero, a quante persone scompaiono lasciando dietro di sé soltanto una stanza silenziosa e una domanda senza risposta. Poi accese la lampada sul comodino. La luce si allargò nella camera e raggiunse il vetro, restituendogli il riflesso del proprio volto. Forse, da qualche parte, c’era qualcuno che aveva bisogno di sapere di non essere solo. Luca non spense la lampada. Rimase alla finestra, mentre il vento trascinava le foglie secche sul marciapiede. Non poteva salvare nessuno dalla solitudine. Poteva soltanto lasciare una luce accesa, perché chi guardava dalle finestre degli altri sapesse che, da qualche parte, c’era ancora qualcuno sveglio. Quella notte Luca non aspettò più una luce. Diventò lui stesso la luce.
Davide Zardo

