«La Chiesa è una madre che porta nel suo cuore quella sofferenza terribile, indicibile, delle vittime, delle tante madri che non vogliono essere consolate perché i loro figli non ci sono più». Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, concludendo la veglia dei vescovi italiani arrivati in processione nella basilica di San Pietro, al termine della prima giornata della 79ª Assemblea generale, cominciata con l’incontro con papa Francesco.
Maria si rende conto, fa sua la sofferenza, la capisce più di tutti perché la vede con gli occhi di Gesù – ha detto Zuppi – La vede con gli occhi dei bambini, di quei tanti bambini che ci fanno capire il mondo partendo dal loro dolore, da quel grido terribile dei piccoli che giorno e notte invocano la pace con la loro insistenza e il loro pianto.
IL “GRAZIE” AL PAPA «La comunione non è una dimensione accessoria o virtuale – ha poi detto Zuppi nell’introduzione ai lavori che si sono conclusi ieri, giovedì 23 maggio – ma essenza stessa della Chiesa e frutto dello Spirito, che va custodita e difesa sempre, mai umiliata. Nel discorso che ci ha consegnato, papa Francesco ha ricordato l’importanza delle nostre visite ad limina. Sono state occasioni per ravvivare la nostra comunione e, per lui, di partecipare alla nostra missione. Ci ha ringraziati del nostro affetto e della preghiera per lui. Nei vari incontri, ci ha confidato, ha avuto modo di toccare con mano le gioie e le sofferenze dei nostri territori». Il cardinale ha aggiunto quanto sia giusto e importante parlare dei problemi con realismo, senza negatività, sempre pieni dello Spirito che libera dalla paura e dalla tentazione di fidarsi più di se stessi che della grazia.
IL CAMMINO SINODALE «Questa riflessione si inserisce molto bene nel Cammino sinodale. Ancora papa Francesco, come un anno fa quando ci ha incontrato insieme ai delegati diocesani del Cammino sinodale, ci ha riaffidato tre consegne: “Continuate a camminare; fate Chiesa insieme; siate una Chiesa aperta”. Sono indicazioni che disegnano un orizzonte. Anche perché camminare ci fa incrociare da vicino la realtà, a volte confusa, tanto da sembrare impermeabile, distante, solo materialista. Invece è sempre piena di sofferenze, di fragilità, di domande spirituali da riconoscere, di desideri. Abbiamo da poco celebrato la solennità di Pentecoste, che ci ha riportato alle origini della Chiesa. È una provvidenza evidente poter iniziare accompagnati da Maria Madre della Chiesa». Secondo il card. Zuppi «la veglia di ieri sera ci ha fatto sentire l’importanza della preghiera come luogo dell’unione con Dio e come punto di partenza delle nostre attività. È quella preghiera che ci ha chiesto il card. Pizzaballa, collegato dalla tanto martoriata Terra Santa: lo ringraziamo per la testimonianza e continuiamo a sostenere lui e la comunità cristiana, che gli è affidata, con la preghiera e con ogni altra forma di aiuto».
LA REALTA’ ITALIANA Il capo della Cei ha poi considerato che solo insieme e nella gioia di un “noi” condiviso e riconoscibile, si potranno affrontare le tante sfide di oggi.
Guardiamo all’Italia con uno sguardo di compassione per preparare il futuro, superando disillusioni, vittimismo, paura e ignoranza. L’orizzonte continua ad aprirsi davanti a noi: continuiamo a gettare il seme della Parola nella terra perché dia frutto.
LA CULTURA Il card. Zuppi ha quindi aggiunto che per non perdere vitalità e capacità comunicativa la Chiesa deve fare i conti con la cultura nel suo insieme, prendendo in considerazione tanto le élite intellettuali laiche che la dominante cultura di massa. «Senza rapporti con il mondo della cultura – ha concluso il cardinale – la Chiesa perde anche il contatto con il mondo sociale, oggi molto più estesamente scolarizzato e acculturato di quanto fosse nella prima metà del secolo scorso. Nonostante l’originalità e la determinazione di papa Francesco, dobbiamo chiederci se non pecchiamo di “timidezza” e di mancanza di “fantasia creativa” in ambito culturale. In altri termini, una Chiesa che non sia militanza e immaginazione culturale soffre di una colpevole, grave mancanza e omissione: non rende vivo e attuale il messaggio cristiano. La Chiesa deve aiutare la discussione critica delle ideologie, dei miti, degli stili di vita, dell’etica e dell’estetica dominanti. Se è vero che la Chiesa ha bisogno di cultura, aggiungerei che è anche la cultura ad avere bisogno del punto di vista cristiano».
Davide Zardo

