Elezioni 2022 / Il primo partito è quello degli indecisi

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Ma chi voto? Le stime degli istituti di statistica indicano che circa il 41% degli elettori non ha ancora deciso come comportarsi alle elezioni della prossima settimana e che l’astensione potrebbe collocarsi tra il 28% e il 34%, stabilendo un record negativo per le politiche.

Proprio gli agnostici sono quelli su cui si concentra la fase finale della campagna elettorale,

anche perché negli ultimi anni è aumentata la quota di elettorato fluido in Italia e all’estero. Basta considerare le alterne fortune di Pd, M5S, Lega – passati da vette sorprendenti a tracolli traumatici in pochi anni – o le vittorie di Trump e del “leave” per Brexit, arrivate con sorpassi sul traguardo.

LA PLATEA In questo caso si aggiunge la stabilità dell’indecisione, in quanto le rilevazioni demoscopiche hanno visto un’oscillazione meno marcata che in passato, che lascia un bacino ampio a cui rivolgersi, formato per lo più da giovani che voteranno per la prima volta – e per la prima volta lo faranno anche al Senato, dove potrebbero determinare sorprese – e da over50, con un’ampia presenza di donne e con quasi la metà di persone con un titolo di studio basso, non oltre la licenza media. Si tratta di una fascia della popolazione che, guardando ai dati raccolti da Quorum-YouTrend per SkyTG24 la scorsa settimana, sembra tingersi più di colori progressisti che conservatori: favorevole all’Ue, allo “ius scholae”, all’eutanasia, al mantenimento dell’aborto come è ora, a una legge contro l’omotransfobia, mentre è divisa su aliquota singola per le tasse, contrasto all’uso di cannabis, sanzioni alla Russia, difende la precedenza degli italiani nell’assegnazione di case popolari e vuole l’introduzione di limiti al Reddito di cittadinanza. Può darsi che su questo incida la divisione della “sinistra” in tre poli di cui non sempre gli elettori percepiscono la diversità, oscillando tra l’attrazione per voto moderato (Terzo polo), utile (Pd) o di protesta (M5S).

VERSO LA SCELTA Nell’incertezza il rischio è che si decida di non votare o di votare d’impeto nascondendosi nell’adagio antipolitico del “tanto sono tutti uguali”, quando invece uguali non sono e basta guardare alle proposte per comprendere che è vero il contrario: ogni partito si fa portatore di visioni e in quanto sostenitore di interessi di parte – l’etimologia della parola non mente – si rivolge a una determinata categoria di elettori, ma non ad altre. Tutto dipende da ciò che si cerca: maggiore attenzione alle pensioni o ai giovani? Ua scuola subordinata al lavoro o luogo di creatività? Nucleare o rinnovabili “pure”? Incentivi per i ceti medi o aliquota unica per tutti? Reddito di cittadinanza o sostegno all’ingresso lavorativo? Incentivo alla natalità o aumento dell’età pensionabile? Alcune di queste dicotomie sono tra poli che possono coesistere, ma mai in un rapporto paritario, anche perché le risorse sono limitate.

VISIONE Per non tacere dei diritti civili, dell’etica o della politica estera, ambiti che toccano la sensibilità di ogni individuo e chiedono scelte di campo nette. Fine vita, concepimento, ius scholae, differenze di genere, norme per la comunità LGBTQ+, migranti. Su tutti questi temi i partiti hanno espresso la loro posizione chiaramente, a eccezione della collocazione internazionale dell’Italia, su cui prevale una certa ipocrisia. E allora? Allora è opportuno valutare le proposte che vengono fatte. Per decidere e presentarsi alle urne il 25 settembre – anche per votare scheda bianca – visto che secondo l’articolo 48 della Costituzione il voto è un dovere civico oltre che un diritto, senza dimenticare che anche chi non si esprime è sottoposto agli effetti delle decisioni assunte da Parlamento e Governo e che è difficile chiedere a questi ultimi quell’impegno che i cittadini non sono disposti a mettere per primi.

Giuseppe Del Signore

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