Un ponte bloccato a metà e che non porta da nessuna parte. Usa quest’immagine Ambrogio Cotta Ramusino, sindaco dal 2000 al 2010 in coalizioni che comprendevano Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale, unico negli anni Duemila a vincere le elezioni al primo turno, per descrivere la situazione di Vigevano. Come arriva la città alle elezioni?
«Bisogna inquadrarla nel momento generale e internazionale, una situazione pesante e imprevedibile, di cui ha risentito il mondo e dunque Vigevano, che qualche problema lo aveva già prima. Le questioni che angustiano la nostra città sono le stesse di cui ho parlato per 10 anni e che speravo di aver in parte risolto»
Mi viene in mente il nuovo ponte sul Ticino, peraltro di competenza provinciale; dà la cifra di una città che stenta non dico a riprendere la sua posizione degli anni migliori, ma a riavviarsi

Pendolari, collegamenti con Milano, manutenzione ordinaria delle strade, centri commerciali sono problemi irrisolti mentre altre iniziative non decollano. Il Castello è un fantasma, come il Colombarone e l’ex macello. Erano punti su cui speravo che la città potesse trovare uno stimolo»
Non è stato così?
«Vigevano mi sembra in ginocchio. Come tante altre realtà, ma forse qualcuno ha fatto meglio di noi. Basta dare un’occhiata in giro, la vivacità nelle nostre strade la danno solo gli studenti quando vanno a scuola. In passato mi pare che ci fosse un po’ di entusiasmo in più»
Quali sfide dovrà affrontare chi vincerà le elezioni?
«Aiutare il lavoro ed evitare che si perdano posti, ma anche costruire una prospettiva futura. Bisogna percorrere nuove strade, si parla di turismo e io sono convinto che in giro ci siano soluzioni molto redditizie anche in località che hanno risorse inferiori alle nostre»
Siamo sempre a 30 chilometri da Milano, anche se mal collegati; occorre costruire sinergie col capoluogo. Non possiamo ambire alle sfilate di alta moda in Castello, ma provare a portare qualcosa di ciò che è maturato a Milano è una strada da percorrere
Così come essere disposti a collaborare con i privati per sfruttare i grandi “contenitori” cittadini, perché il Comune da solo non ha la forza per farlo. Anche il settore “smart” richiede attenzione, trovando un modo per aiutare i giovani che vogliono impegnarsi, a partire da un alleggerimento di burocrazia e costi, almeno la tassazione che compete al Comune»

Ritiene che i candidati in corsa condividano queste prospettive?
«L’unico che conosco è Ceffa. Quando è entrato in consiglio comunale era un ragazzo e quindi oggi sa che cos’è Vigevano. Spero che 10 anni da vice sindaco gli abbiano permesso di toccare con mano i problemi reali»
Quali doti dovrà possedere chi vincerà?
Innanzitutto una buona conoscenza della città, anche dei cittadini, dai giovani agli anziani. Poi deve avere il coraggio di mettere in atto le idee che ha, mi sia concesso dire idee indipendenti e non legate alla posizione dei partiti che si rappresentano. Se si pensa che una strada sia buona, è da percorrere anche se la parte politica non è d’accordo e anche se il ritorno in termini di consenso non è immediato

La classe dirigente cittadina è in grado di sostenere uno sforzo simile?
«Non so se è adeguata o no, i risultati farebbero dire di no, ma può darsi che da un momento di crisi esca rafforzata. Bisognerebbe che imprenditori, sindacati, politici si accordassero per alcuni temi chiave su cui insistere insieme»
L’importante è che non ci siano prese di posizione concettuali e che non guardano alla realtà delle cose. E serve rischiare qualcosa: la cosa peggiore è rimanere fermi a guardare aspettando che le soluzioni arrivino da altri enti, da cui il massimo che ci si può aspettare è di non essere ostacolati
Serve intraprendenza?
«Il futuro sindaco dovrebbe impegnarsi indipendentemente dalle posizioni dei partiti che lo sostengono e da eventuali lobby, seguendo la sua visione e la sua esperienza precedente come politico, cittadino, lavoratore»
Giuseppe Del Signore


