La candidata del centrosinistra Rossella Buratti che ha ottenuto il 34,31% dei suffragi (8.390 voti). Al primo turno era sostenuta da queste liste e forze politiche: Partito Democratico, Polo Laico, Vigevano SìCura , Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, Vigevano Bene Comune – Rifondazione Comunista e Casa Riformista.
Dietro a una coalizione così ampia (dal PD al Movimento 5 Stelle, fino a Rifondazione) c’è prima di tutto una persona. Qual è la spinta personale più forte che l’ha portata a metterci la faccia e a voler guidare una squadra così eterogenea? C’è un momento preciso della sua vita, un incontro o un’esperienza vissuta in questa città, che le ha fatto dire: “Adesso basta, devo candidarmi in prima persona”?
«Credo fermamente nel lavoro di squadra perciò non ho avuto timori quando le diverse forze e gruppi politici hanno deciso di unirsi al progetto che avevo iniziato a predisporre. Ho ricevuto motivazione dal notare come, al di là delle differenze, ci accomunava l’esigenza di un cambiamento che sentivamo davvero nostra. Quella è stata la spinta che mi ha fatto dire “sì è la scelta giusta”. Già dai Vigevano Partecipa Days avevo visto davvero tante persone riunirsi per trovare un punto di svolta per Vigevano: da lì il tutto si è allargato fino al meraviglioso progetto della Coalizione che ha visto davvero un’unità di intenti e di lavoro incredibile.
Per questo ho parlato altre volte di “miracolo vigevanese”: forze e gruppi che magari faticano a collaborare a livello nazionale, qui hanno trovato una straordinaria forza di volontà nell’individuare i fattori unificanti e mediatori.
Se dovesse descrivere sé stessa ai cittadini di Vigevano usando tre aggettivi che non abbiano nulla a che fare con la politica, quali sceglierebbe e perché?
«Disponibile – empatica- tenace. Sono tutte qualità che ho affinato soprattutto nella mia azione quotidiana nel mondo del volontariato. La disponibilità vuol dire aprirsi verso il prossimo, ascoltare i suoi bisogni. Qui si aggiunge l’empatia, il mettersi nei suoi panni e cercare di vedere il tutto dalla sua prospettiva per individuare le reali necessità e contesti. Arriva poi la tenacia che impone una forza d’animo tale da resistere ad ogni ostacolo e trovare sempre una via d’uscita».
Nel suo programma si parla molto di cultura e del rilancio di luoghi simbolo come Piazza Ducale o il Castello. Qual è il suo ricordo d’infanzia o personale più caro legato a questi luoghi? Cosa prova quando li attraversa oggi?
«Ricordo il sabato pomeriggio: un momento di rito, a passeggio sotto i portici con i miei genitori. Ci si fermava a chiacchierare del più e del meno con gli amici. Poi, crescendo, sono arrivate “le vasche” in Piazza con le diverse compagnie di amici. Ricordo bene la sensazione di non essere mai solo. Era estremamente confortante».
Tra i pilastri del suo progetto ci sono i giovani e il lavoro. Se dovesse parlare direttamente a un ventenne di Vigevano che sta pensando di lasciare la città per cercare fortuna altrove, cosa gli direbbe per convincerlo a restare?
«Tanti giovani e tante giovani hanno già deciso, invece di andarsene, di rimboccarsi le maniche e provare a cambiare una città che sembrava aver chiuso loro le porte. Sono i giovani e le giovani che, trasversalmente nelle varie liste, ci stanno mettendo la faccia nella nostra coalizione e non posso che essere loro riconoscente. Di fronte, invece, alla scelta di andarsene, allora direi: Non ti prometto il cambiamento facile ma ti posso assicurare che anche a te verrà data la possibilità di pensare e mettere in pratica soluzioni concrete ai problemi. Avrai anche tu la possibilità di dimostrare quanto vali, dentro all’onda di cambiamento in cui tutti e tutte faranno la loro parte. Vigevano sarà una città per te, una città in cui potrai formarti e crescere nelle tue aspirazioni e nelle tue passioni».
Il tema dei rifiuti e della Tari è centrale e richiederà decisioni anche impopolari (come la lotta all’evasione). Qual è il suo approccio metodologico di fronte ai conflitti o al malcontento: preferisce la mediazione a oltranza o la fermezza delle decisioni prese?
«La lotta contro l’evasione è fondamentale perché parla di giustizia. Spesso il servizio non é all’altezza ma la soluzione non può essere mettere fine ai pagamenti. Dobbiamo innanzitutto intervenire sul servizio: dimostriamo che le tasse che le persone pagano servono effettivamente ad assicurare un servizio degno. Approcci simili richiedono un’inclinazione naturale alla mediazione ed all’ascolto, il tutto accompagnato da fermezza decisionale, una volta che sono stati ascoltati i bisogni di tutti e tutte».
Amministrare una città toglie inevitabilmente molto tempo alla vita privata. Come riesce a mantenere il suo equilibrio personale e qual è la valvola di sfogo a cui non rinuncia mai per ricaricare le energie?
«Cerco sempre di ritagliare del tempo alla mia vita privata. Cose come leggere e soprattutto passare del tempo con le persone a cui voglio bene sono l’ossigeno che mi permettono poi di concentrarmi a pieno sui miei obiettivi istituzionali e sui progetti per la città. Spesso la mia vita privata ha coinciso anche con l’esperienza nel volontariato che per me è stata fondamentale e ha contribuito a plasmare la persona che sono».
Quindi posso dire che nel mio privato trovo sempre spazio per gli altri: dedicare tempo, condividerlo e coltivare le relazioni è quanto di più arricchente ci possa essere per la mia persona.
Immaginiamo che sia la fine del suo mandato da sindaca. Qual è la prima cosa non materiale – un sentimento, un’atmosfera o un cambiamento di mentalità – che vorrebbe aver lasciato impressa nei cittadini di Vigevano?
«Un senso di profonda speranza per il futuro. Vorrei che, guardandosi intorno, vedessero una bellezza davvero condivisa e davvero accessibile per tutte e tutti, espressa nelle sue massime potenzialità. É questo che mi piacerebbe dimostrare con il cambiamento che vogliamo portare. Ovviamente mi piacerebbe che tutto questo non si concluda con la mia amministrazione, ma possa proseguire e migliorare con chiunque verrà dopo di me».
Qual è l’ultimo libro che ha letto o film che ha visto che in qualche modo ha influenzato il suo modo di vedere la comunità e il bene comune?
«I saggi e i romanzi di Michela Murgia mi hanno sempre stimolata e dato spunti su cui riflettere. In particolare, ho partecipato in campagna elettorale a un incontro molto partecipato basato sul confronto e sul dialogo che prendeva spunto dall’ultimo suo libro “lezioni sull’odio”. Le esperienze condivise e le successive discussioni che si sono generate mi hanno dato un senso quasi liberatorio nell’affermare che, soprattutto come donna candidata sindaca, occorre prendere le distanze da quello che sappiamo non essere giusto e dare un nome chiaro alle cose per farle rientrare nei giusti confini. Murgia parla spesso di consapevolezza di quello che noi siamo come chiave di lettura di quello che ci circonda, occorre – come dice lei –
imparare a piacersi e mai a compiacere e questo ho imparato che vale anche nel dire chiaramente quello che non ci piace.
Se dovesse fare un augurio o un invito alla sua città, non da candidata sindaca ma da semplice cittadina che la ama, quale sarebbe?
«Guarderei negli occhi i cittadini e le cittadine ricordando loro che nessuna cosa, se pensata e progettata con il cuore, è impossibile, ma soprattutto inviterei tutte e tutti a fare rete, a collaborare, a condividere idee e soluzioni: il lavoro di squadra è sempre, sempre, sempre alla base del successo, lo insegna il volontariato che è di per sé una realtà che, in scala più piccola, proietta circostanze ed equilibri che si possono ritrovare anche al di fuori».
Campagne elettorali e ruoli pubblici espongono inevitabilmente a critiche, a volte anche aspre o personali. Qual è la lezione più importante che ha imparato su sé stessa durante questo percorso e come gestisce i momenti di inevitabile scoraggiamento?
«Ho imparato che c’è sempre qualcuno su cui contare davvero. É questo che mi ha aiutato in questi mesi complessi e per alcuni tratti molto difficili. Al contempo, però, mi sono resa conto di essere più forte di quello che pensassi: come dicevo prima, ho imparato a conoscermi meglio. E ne sono felice».
Oltre ai grandi monumenti come il Castello o Piazza Ducale, ognuno di noi ha un proprio “luogo del cuore” segreto o meno frequentato nella propria città. Qual è quel punto di Vigevano in cui va quando ha bisogno di pensare, riflettere o semplicemente isolarsi dal rumore del mondo?
«Non ho dubbi: il Parco del Ticino e in particolare la Lanca Ayala. Per me è sempre stato un luogo di riequilibrio con il mondo, grazie al silenzio e al contatto con la natura. Sono anche molto legata all’immagine dei tisinat. Mi rendo conto di star parlando di un mondo che oggi sembra perduto ma davvero vive ancora nei miei ricordi di ragazza e chiudendo gli occhi riesco a vederne le immagini e a riassaporare il piacere dello stare insieme».
Massimo Sala





