Osservatorio 09-01 / Il tempo che verrà

Il 2026 inizia con tante guerre ancora in corso, una strage di giovani riuniti a festa, le proteste dei bazari in Iran, un blitz militare degli Stati Uniti in Venezuela e le incognite di un referendum e della fine del Pnrr in Italia, che in questi mesi festeggerà gli 80 anni di vita della Repubblica. In questo contesto risuonano le parole diverse di papa Leone XIV e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In un dialogo a distanza che aveva iniziato già il predecessore Francesco, Mattarella e papa Prevost si sono passati il testimone tra il “Messaggio di fine anno” e l’Angelus nonché il “Messaggio” per la giornata mondiale della pace, che si celebra il primo gennaio, indicando alcune prospettive, prima ancora che aspettative, per interpretare il tempo che verrà. Leone XIV si è concentrato sul tema che ha posto al centro del pontificato, la pace, il presidente Mattarella è partito dal medesimo per poi includere nel suo discorso anche gli ottant’anni della Repubblica. Il pontefice nel primo Angelus del 2026 ha affermato: «Il Giubileo, che sta per concludersi, ci ha insegnato come coltivare la speranza di un mondo nuovo: convertendo il cuore a Dio, così da trasformare i torti in perdono, il dolore in consolazione, i propositi di virtù in opere buone. È con questo stile, infatti, che Dio stesso abita la storia e la salva dall’oblio, donando al mondo il Redentore: Gesù.

Egli è il Figlio Unigenito che diventa nostro fratello, illumina le coscienze di buona volontà, affinché possiamo costruire il futuro come casa ospitale per ogni uomo e ogni donna che viene alla luce.

Entrambi hanno avuto parole di mitezza, ma sbaglierebbe chi la confondesse con debolezza, i due termini non sono sinonimi. Già nel Vangelo in fondo i miti sono beati «perché erediteranno la terra» e mite è in latino prima di tutto il frutto dolce in quanto maturo. L’assenza di asperità non è un tratto passivo, bensì la scelta di una comunicazione disarmata e disarmante, ma non per questo meno eloquente. Mattarella: «Il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte». Leone XIV: «Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio».

Parole controcorrente non solo per quanto accade in Ucraina, a Gaza (che ne è della “fase due”?), in Sudan, in Yemen, ma anche in Venezuela, con gli Stati Uniti che, da principali artefici dell’ordine mondiale post seconda guerra mondiale, sono diventati i principali attori del processo di destabilizzazione della “grammatica” che gli stati hanno costruito faticosamente tra il 1941 (Carta Atlantica) e il 1991 (Start 1). Sotto lo sguardo impotente di Onu, Ue e di tutte le altre istituzioni simbolo del multilateralismo e quello compiaciuto di Cina e Russia (tutti hanno un “cortile di casa” a cui guardare, che si chiami America Latina, Ucraina o Taiwan). Che servano nuove regole per un mondo nuovo è evidente, che questo avvenga attraverso una nuova Monaco o una nuova Yalta è il discrimine.

Giuseppe Del Signore

Le ultime

Sforzesca, furto nella villa del conte: arrestate due persone

notizia in aggiornamento Furto nella notte tra martedì e mercoledì...

Mede, spaccata da Elifed: ladri in fuga con le motoseghe

Spaccata con un'auto ariete nel negozio di articoli da...

Vigevano, rubate cinque bici da corsa nel magazzino di Dondè Racing Team

Furto di biciclette da corsa nel magazzino di Dondè...

Vigevano, riaperti stamattina i cancelli del parco Parri

Il parco Parri riapre finalmente i suoi cancelli. Dopo...

Login