“Siamo chiamati ad un rinnovamento”: non ha fatto un giro di parole il neo presidente dei vescovi italiani, Card. Matteo Zuppi, introducendo nei giorni scorsi i lavori del consiglio permanente. La maggior parte della gente, quando sente parlare di rinnovamento nell’ambito della Chiesa (…”dovete rinnovarvi un po’”) pensa sempre a nuovi approcci per quanto riguarda i temi etici: lasciar sposare i preti, aperture verso i divorzi, eutanasia, aborto, ecc…
Non è questo certamente il genere di rinnovamento cui si è riferito il Card Zuppi. Il suo invito, in realtà, è stato ancora più incisivo, non ha allargato le maglie sulla dottrina della Chiesa, ma ha focalizzato i terreni sui quali vivere una testimonianza cristiana e una presenza della Chiesa più credibile e più incisiva, non nel senso moralistico, ma nella scelta della testimonianza e della condivisione. Ha toccato i temi più scottanti del momento, il Presidente della Cei, dalla guerra alla crisi alimentare, dalla difesa della persona, dallo Jus Scholae a un nuovo approccio di pastorale della famiglia e dell’accoglienza. Non è stato un intervento programmatico, quello del Cardinale, non ha fornito la “classica” ricetta su cui impostare i nostri progetti pastorali e i cammini nelle nostre comunità.
Ha fortemente invitato ad assumere un atteggiamento nuovo, che vede coinvolti tutti gli operatori pastorali, con i sacerdoti in prima file, capaci di lasciarsi interrogare e provocare dalla quotidianità in cui viviamo. Riferendosi alla realtà di oggi, Zuppi ha parlato di “segni dei tempi drammatici”, anche in questo caso sconvolgendo l’idea maturata nelle nostre comunità sulla attenzione ai “segni dei tempi”, solitamente interpretati come indicazioni su cui costruire il futuro… “segni dei tempi” drammatici ci mettono di fronte ad una realtà che non ci fa certo intravedere un futuro positivo.
I cristiani devono avere il coraggio di toccare con mano questi “segni dei tempi”, uno sguardo che deve scaturire da una profonda e radicale conversione di atteggiamento e in molti casi anche di percorsi pastorali. Zuppi ha rivolto un pressante invito alla “costruzione di una società più umana e giusta, abitata dalla fraternità”, sottolineando che non basta esortare o deprecare, occorre “contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico”, che è poi l’unico vero rinnovamento credibile.
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