Questo mese ritorniamo in Lombardia, più precisamente nella zona di Monza-Brianza, per parlare di Lunacy, il primo EP dei Dear Lunacy. La band nasce nel 2023 da Davide Pasquale, in arte David Lunacy, voce e chitarra ritmica del gruppo, insieme ad Alessio Zampierolo al basso e Federico “Steel” Rinaldi alla chitarra solista, a cui si aggiunge il batterista Marco Ferrante nel 2025 a chiudere il quartetto.
«Siamo una band pop-punk/rock – si definiscono – Il nostro sound combina melodie malinconiche con momenti di rabbia ed energia, raccontando storie di insicurezza, amore non corrisposto e abbandono con un approccio storytelling. Influenzati da figure iconiche del Punk californiano e Hard Rock, ma anche dalla nuova scena Emo-Punk, portiamo sul palco uno stile graffiato e disturbante ispirato al Joker».
Lunacy è il loro primo EP del gruppo che racchiude i 4 singoli usciti fino ad ora, un lavoro che mostra in modo chiaro le influenze del quartetto, si parte infatti da Tarot, un brano di pop-rock moderno con echi emo-rock di band come 30 Seconds to Mars. Il brano si apre con il rumore della pioggia, synth e un pianoforte, ma questa atmosfera rarefatta e malinconica viene interrotta molto presto quando la band entra rabbiosamente sulla strofa, per poi lasciarsi andare ad un inciso più aperto e melodico, ma che non rinuncia all’energia, il pezzo è molto vario alternando parti granitiche a momenti più tensivi con anche il basso che si lancia in brevi virtuosismi melodici. Segue Lunacy, un brano molto più oscuro, che nonostante le chitarre acustiche arpeggiate è tutto tranne che una ballad, grazie anche alla potenza e al groove della sezione ritmica e un cantato tra rap e melodico con degli evidenti richiami a band come i Twenty-One Pilots. Il terzo brano è Drops, un vero e proprio brano pop-punk che rischiara l’atmosfera cupa dei primi due brani, qui l’atmosfera è decisamente più solare anche se sempre velata della malinconia che caratterizza l’emo-punk, un pezzo perfetto per scatenarsi e cantate durante un concerto.
Stone Diary chiude il disco ed è una chiusura che conferma quanto ascoltato fino ad ora, dopo una segreteria telefonica parte l’arpeggio della chitarra e seppur rimanendo in territorio pop-punk qui ritorniamo ad atmosfere meno scanzonate, ma senza rinunciare all’energia e alla rabbia dell’emo. Se vi siete incuriositi, trovate i Dear Lunacy su tutti social e streaming e anche sulla playlist della rubrica su Spotify.
Cesare Bonomi

