Gli echi della movida non si sono ancora spenti quando un “chiu chiu” squarcia la notte: una civetta, a pochi metri da piazza Ducale, vola tra le case del centro storico di Vigevano, a caccia di un ultimo spuntino prima dell’alba. Non serve addentrarsi in un bosco per avvertire la presenza della civetta, uno dei rapaci notturni più diffusi in Italia e le cui abitudini si sono adattate alle pervasive attività umane.
NIDI IN CASCINA Gli edifici umani delle nostre città rappresentano un ottimo posatoio per gli uccelli. La civetta ne è un esempio: questo piccolo rapace notturno, coi suoi grandi occhi gialli e la testa tonda schiacciata sull’estremità, si trova spesso nelle zone semiurbane, preferendo per la caccia terreni pianeggianti e con filari di alberi e nidificando in sottotetti, fabbriche abbandonate e vecchie cascine. Nelle aree agricole della Lomellina insomma si trova benissimo. Nel parco del Ticino si stima siano presenti tra le 200 e le 300 coppie nidificanti (quasi il 10% della popolazione regionale), con picchi di densità di 3 coppie in 450 m a Travacò Siccomario. Dove la coesistenza tra umani e rapaci ogni tanto porta a momenti curiosi, come nel luglio del 2022, quando dovettero intervenire i vigili del fuoco di Pavia per liberare una civetta che si era incastrata in una canna fumaria.
TOPI E INSETTI Non sempre gli ambienti urbani calzano a pennello per questo animale: dagli anni ’70 si è infatti assistito a un suo declino, provocato dalle modifiche all’habitat e dal “road killing”. In Lomellina però si può dire che tenga botta, anche perché nelle campagne padane la civetta non trova solo rifugi, ma anche cibo. Attiva nelle ore crepuscolari, come tutti i rapaci notturni (quelli della famiglia degli strigiformi: suoi “cugini” sono infatti il gufo e il barbagianni) la civetta è carnivora. La sua dieta si compone di altri uccelli, rettili, anfibi, ma soprattutto insetti e piccoli roditori come topi o ratti. Questo si evince dalle loro borre, i “rigurgiti” di cibo non digerito tipici dei rapaci, che nella quasi totalità contengono resti chitinosi di carapaci o ossa e peli di mammiferi. E considerati i danni che topi e scarafaggi possono comportare alle attività umane, forse bisognerebbe salutare l’arrivo in città di quel malinconico “chiu chiu” non come un segno di sventura (come qualche sciocca superstizione vuol far credere), ma come il richiamo di un prezioso alleato alato.
Alessio Facciolo


