Cento anni fa, in diocesi, la macchina organizzativa per il prossimo Congresso eucaristico (il secondo, il primo si era tenuto nel 1923), previsto a Mortara, stava lavorando a pieno regime. L’Araldo ne dava conto invitando al massimo impegno e dando conto delle offerte che stavano arrivando per sostenere le spese.
A seguito degli accordi con il Comitato, le aziende locali avrebbero sospeso l’attività lavorativa nei giorni del Convegno e la Direzione delle Ferrovie avrebbe allestito treni speciali. Una solenne messa del Perosi avrebbe contribuito a rendere più solenne e partecipata la celebrazione eucaristica centro liturgico dell’iniziativa diocesana. Nel frattempo, per la cura di mons. Dughera e di don Pianzola, incaricati dall’Arcivescovo Scapardini, presso la Casa Madre delle Pianzola si era svolta, in questi giorni, la ricognizione dei resti mortali di Santa Veneranda. Sempre in questi giorni la Diocesi si stava attivando per promuovere una campagna “contro la moda indecente in Chiesa”. L’Ufficio diocesano dell’Unione Femminile Cattolica stava curando la preparazione di cartelli e foglietti da distribuire nelle chiese della diocesi, in attuazione di un invito dell’Arcivescovo. Anche Vigevano si apprestava a celebrare il sedicesimo centenario del Concilio di Nicea.
Il settimanale diocesano riprendeva l’anniversario – che interessava tutta la Chiesa – in prima pagina con un lungo articolo. Non senza ragione: in quell’Assemblea, infatti, la Chiesa di allora si espresse fermamente contro quella che viene definita l’eresia ariana, che negava la dignità divina alla persona di Cristo. «É da notare – annotava l’articolista dell’Araldo – che il razionalismo ariano, negatore della divinità di Gesù Cristo, è riprodotto ai nostri giorni dalla scienza laica, la quale non si perita di predicare la grandezza di Cristo come filosofo per oscurarne il diadema divino non riconoscendolo Figlio di Dio».
Il Concilio di Nicea risponde alla filosofia e critica moderna e irradia la luce della verità dicendo alto che il Verbo è consostanziale al Padre.
La cronaca doveva registrare, in questi giorni, la morte di don Ambrogio Ceriotti. Rettore (e fondatore) del Santuario dedicato alla Madonna di Pompei, don Ceriotti era noto in città (e non solo) anche per il forte impegno umanitario: si deve a lui, infatti, la fondazione dell’Istituto Derelitti, che raccoglieva bambini orfani o abbandonati.
Carlo Ramella, storico locale

