25 ottobre, XXX Domenica del Tempo Ordinario

Nel Vangelo di oggi il Signore ci ricorda una delle realtà fondamentali della nostra esistenza: l’essere a Sua immagine e somiglianza. Gesù ci dice che amare Dio e amare il prossimo sono due atteggiamenti simili, e questo perché in noi c’è un “frammento” della Trinità, ossia di Dio nella Sua totalità. Dio va amato con il corpo e quindi agendo bene.

Dio va amato anche con l’anima e la mente, e questo vuol dire desiderare la giustizia e pensare sempre bene del Creatore.

Tuttavia Gesù quando gli si chiede quale sia il più grande comandamento non risponde esortando solo ad amare Dio ma anche ad amare il nostro prossimo come noi stessi: le due cose non vanno separate. Nel corso del tempo molti uomini si sono interrogati su come bisognasse amare gli altri, ma la risposta non può essere data se prima non si risponde all’altro quesito: quanto mi amo, io, che sono creatura di Dio? Se ci dimentichiamo che Dio non ci ha fatti come gli animali ma a Lui simili, se ci dimentichiamo che Dio ci ha donato la capacità di comprenderlo e di essere in comunione a Lui allora non possiamo amare niente e nessuno, nemmeno noi stessi. Noi abbiamo valore perché il Signore ci ha dato un senso, e questo senso è l’essere a Sua somiglianza, ed essere simili a Dio significa amare. Scrive infatti l’evangelista Giovanni nella sua Prima Epistola: “Dio è amore” (4-16). Bisogna amare per essere umani, per essere davvero ciò per cui il Signore ci ha pensati. Allora noi dobbiamo amarci perché amati da Dio, dobbiamo sapere che Dio ci ha voluti, con i

Mattia Crolla

pregi e i difetti, e ci ha permesso di nascere e di essere qui e ora. Allo stesso modo anche gli altri sono stati pensati, amati e voluti da Dio, e per questo vanno amati come noi amiamo noi stessi e Dio.

Tutti siamo ugualmente amati da Dio e capaci di quell’amore, ecco perché non c’è alcuna superiorità tra di noi. Se ci amiamo e amiamo gli altri allora ameremo anche Dio che è quell’Amore che sta al principio che ci muove. Se amiamo siamo davvero santi, sacerdoti o laici, perché diventiamo trasparenza del Principio. Dio non ha certamente pensato e creato alcuni uomini nel male, se questi uomini sono sulla via del male è perché loro stessi hanno scelto di seguire quella via. Noi, come singoli e collettività, abbiamo il compito di amare anche quest’ultimi e pregare per loro. Anzi l’uomo cristiano pregherà e amerà con ancor più intensità i suoi nemici e quelli che hanno scelto il male, perché costoro nella loro scelta soffrono, seppur inconsapevolmente, più di ogni altro. Amare significa uniformarsi a Dio e portare a compimento l’immagine divina in noi e quindi saper rinunciare a sé stessi per gli altri, primariamente però noi dobbiamo rinunciare al nostro ego per Dio. E’ esattamente il senso del Padre Nostro quando diciamo: “Sia fatta la tua volontà.” Gesù dice e fa questo, ed essendo Cristo Principio e Fine di ogni cosa dobbiamo vivere imitandolo. In questo senso sono attuali e vivificanti le parole di sant’Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi.”

Mattia Crolla Gianolio, Parrocchia di Cassolnovo

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