Vigevano ancora in festa, in questi giorni di cento anni fa. Per più d’un motivo. Innanzitutto per il settimo anniversario della fine della prima guerra mondiale, da cui l’Italia, almeno sul piano formale, era uscita vittoriosa. E infatti la festa era chiamata “della Vittoria”.
A Vigevano il prevosto del Capitolo dei Canonici presiedette una Messa solenne alla presenza delle Autorità civili e militari della città che fu seguita «dal canto del Te Deum a voce di popolo». Durante il corteo prestò servizio la Banda dell’Oratorio dell’Immacolata (l’attuale Banda di Santa Cecilia) insieme alla locale Banda Militare. Il suolo delle campane delle chiese della città e i colpi a salve dei cannoni del comando militare, insieme con il concerto bandistico che si tenne in piazza ducale chiusero la giornata di festa. Le cronache di questi giorni registrarono anche la commemorazione della Marcia su Roma, che si svolse in molti paesi della Lomellina e che a Vigevano fu celebrata in modo particolarmente solenne, con la partecipazione anche di una rappresentanza della Legione milanese della Milizia. Partendo dal piazzale della Stazione il corteo attraversò le vie del centro preceduto dalla Banda musicale del 3° Artiglieria, che in serata tenne un grande concerto in piazza. Durante quel particolarissimo giorno fu solennizzata l’intitolazione della piazza antistante le scuole elementari (oggi le “Regina Margherita”) a Vittorio Veneto. In quell’occasione fu inoltre scoperto anche il simbolo del littorio.
In questi giorni l’Araldo tornava a denunciare che «c’è roba da postribolo sotto le allee di via Francesco II Sforza in coteste oscure serate» registrando però anche che proprio in settimana la Polizia aveva arrestato «due disgraziate, sorprese sotto l’allea». Negli ambienti della politica lomellina si discuteva della realizzazione della linea ferroviaria Tortona-Mortara, parte della direttissima Genova-Luino. L’opera era ritenuta «importantissima per la nostra Lomellina e tale da incalare in modo meraviglioso il nostro commercio interno ed estero». Ma se ne parlava da parecchio tempo. Da trent’anni e l’Araldo se ne rammaricava. «Vorremmo – scriveva il cronista del giornale diocesano – che questa volta non se ne parlasse invano. Speriamo che le chiacchiere siano finite e si venga ai fatti». A Mortara si era tenuta una «importantissima riunione» con tutti i sindaci dei Comuni interessati, compresi quelli della Lomellina.
Carlo Ramella, storico locale


