Il Racconto / Il pane dell’anima

Era una mattina limpida, di quelle in cui la campana sembra suonare più chiara nell’aria e il cielo, terso, pare custodire una promessa invisibile. Emma camminava piano lungo la strada che portava alla chiesa. Stringeva lo scialle sulle spalle e dentro di sé sentiva un nodo: avrebbe voluto comunicarsi, ma sapeva che prima c’era bisogno della confessione. Non voleva accostarsi all’altare con un peso sull’anima. Entrando, fu avvolta dall’odore di cera e di incenso.

La navata era già piena, i banchi colmi di gente che sussurrava preghiere. Emma si inginocchiò in fondo, lontana, quasi a nascondersi. Seguì la liturgia con attenzione, ma anche con un leggero senso di mancanza, come chi guarda da dietro un vetro qualcosa che desidera ma non può toccare. Quando arrivò il momento della comunione, il popolo si alzò in processione. Le donne con i foulard si muovevano lente, gli uomini a capo chino, i bambini con la trepidazione negli occhi. Emma restò al suo posto. Piegò il capo, chiuse gli occhi. Pregava, ma dentro sentiva crescere un fuoco sottile, un ardore che la sorprendeva. Il sacerdote sollevò l’ostia, e nel silenzio dell’assemblea Emma provò come uno strappo. Non il dolore, ma un’attrazione irresistibile: il suo spirito, leggero come un soffio, le parve balzare in avanti, oltre il corpo fermo nel banco. Vide se stessa inginocchiata all’altare, le labbra che si aprivano per ricevere il Corpo di Cristo. Poi il silenzio, il ritorno, il cuore che batteva come dopo un sogno troppo vero. Quando la messa finì, aspettò che la chiesa si svuotasse. Allora si avvicinò al confessionale. Il sacerdote, con voce calma ma decisa, la ammonì dolcemente:

Figlia mia, ricorda: la confessione viene prima della comunione, non dopo.

Emma alzò lo sguardo, sorpresa. «Padre… io non ho fatto la comunione». Il prete restò muto per qualche secondo. Lui era certo di averla vista. La sua figura, il suo volto, l’ostia posata sulle sue labbra. Era un’immagine viva nella memoria, più chiara di un ricordo. Alla fine, mormorò piano: «Allora è stata la tua anima. Era talmente ardente il tuo desiderio che il Signore stesso ha permesso che il tuo spirito si accostasse a Lui». Emma tremò, ma non di paura. Sentì invece una pace nuova, come se il peso del cuore fosse svanito. Non aveva ancora pronunciato la sua confessione, eppure già si percepiva abbracciata, come se Dio avesse colmato quel vuoto prima ancora delle parole. Uscendo dalla chiesa, la luce del mattino le parve più chiara. Ogni cosa — il cielo, le case, perfino la polvere che danzava nell’aria — brillava di un senso rinnovato. Emma si strinse nello scialle e sorrise piano. Non sapeva spiegare il mistero, sapeva di averlo vissuto. Il pane che non aveva ricevuto con le labbra, l’aveva accolto con l’anima.

Davide Zardo

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