Era entrato nella valle delle ombre alle undici meno cinque, come testimoniava l’enorme orologio appeso alla parete accanto al cadavere. La piccola ragazza con l’arco e la faretra a tracolla aveva occhi azzurri e capelli scuri corti, e fissava tristemente la figura vestita di nero stesa senza vita ai suoi piedi, a faccia in giù, con una freccia che sporgeva dalla schiena.
Appena fu all’interno, Demetrio vide subito che le pareti si prolungavano all’infinito nel cielo. C’era un altro uomo nella stanza fatta di cielo, e vestiva un completo con giacca e pantaloni chiari, camicia e scarpe di tela bianca, gli occhi coperti dalla mascherina d’ombra di un cappello di paglia. Demetrio si avvicinò alla ragazza, e le prese l’arco e le frecce. Lei si lasciò disarmare in silenzio, quasi con sollievo, sfiorando con le dita sottili il tessuto logoro dell’impermeabile grigio che gli pendeva stancamente dalle spalle come un vecchio e confortevole mantello. Uscì dalla stanza di nuvole tenendo la ragazza per mano, e passò davanti all’uomo dal completo chiaro. «Addio, indagatore» disse una voce. E non era un suono, ma un pensiero.
Demetrio si voltò, staccandosi per un momento dalla ragazza. D’un tratto l’altro sembrò trasalire. Demetrio lo vide scomporsi in tante piccole piume bianche e azzurre. Volarono via confondendosi col cielo, che adesso stava facendosi più chiaro. La forma oscura sul pavimento stava scomparendo, mostrando il reticolo delle piastrelle bianche e nere, come sul campo di un’eterna partita. Demetrio accarezzò le guance della ragazza e posò le labbra sulle sue. La sentì sorridere. Poi si avvicinò all’orologio, che ormai aveva fatto troppo velocemente il giro di una mezza giornata. Lo fermò nel momento in cui le lancette segnavano le undici meno cinque: era l’ora in cui aveva visto per la prima volta la ragazza. Un’ora che non avrebbe mai dimenticato.
Varcò la soglia, lasciandosi alle spalle la casa nella valle delle ombre, e si incamminò lungo una strada che serpeggiava in mezzo ai campi. Quando fu nei pressi del bosco si fermò, tendendo tutti i sensi, l’impermeabile mosso dal vento leggero della notte. Qualcuno stava chiamando il suo nome, gorgogliando tra le acque buie. Era un indagatore, ma anche un poeta. Era normale che il fiume gli parlasse. Si allontanò nel buio, col sorriso celeste della piccola ragazza stretto nel cuore.
Davide Zardo


