Nel Vangelo di Matteo, e precisamente in 19,24, si trova un’espressione alquanto ambigua. Dopo aver parlato con il giovane ricco, Gesù afferma: «“Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio”. I suoi discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: “Chi dunque può essere salvato?” Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: “Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile”» (Mt 19,23-26).
Si capisce che abbiamo a che fare con un’iperbole, con una metafora paradossale, che suggerisce l’idea di qualche cosa di impossibile. Ma da dove nasce questa immagine…? Si è cercato di dare alcune spiegazioni razionali a un detto che apparentemente sembra illogico.
Alcuni ritengono che ci sia stato un errore nella trasmissione del testo originale. In greco infatti «cammello» si dice kàmelos. C’è però una parola molto simile, kàmilos, che può indicare un «cavo», o una «fune». È suggestivo poi, pensando al contesto dal quale provenivano Gesù e la maggior parte dei suoi discepoli, il fatto che questo vocabolo sia usato anche in riferimento alle «corde» che utilizzavano i pescatori per tessere le reti. Il concetto allora risulterebbe più comprensibile.
C’è però un’altra ipotesi. Visitando i luoghi storici della Terra santa, spesso si possono individuare nelle mura e negli edifici antichi delle porticine basse e strette. Un esempio emblematico e particolarmente caro ai pellegrini è costituito dall’ingresso della Basilica della Natività, a Betlemme. A quanto pare, venivano chiamate «cruna dell’ago» e i cammelli riuscivano a passare soltanto inginocchiandosi e senza carico. In quel caso sarebbe stato difficile per loro, ma possibile.
Quello che Gesù voleva fare capire, allora, è che a un ricco è consentito entrare nel regno di Dio, ma solo a patto di liberarsi di tutto quanto ha in eccesso e di inginocchiarsi di fronte al Signore, riconoscendolo come suo unico e vero bene. Se ci pensiamo bene, però, non abbiamo bisogno anche noi di fare nostro ogni giorno questo messaggio? E le parole di Gesù, che in un primo momento ci sembravano tanto astruse e insensate, non costituiscono forse una mirabile chiave di lettura per il cammino di Quaresima che da alcuni giorni abbiamo intrapreso…?
Don Luca Pedroli, biblista Pontificio Istituto Biblico di Roma


