Mappamondo / A Modena lo spettro di un incubo

Le terribili immagini arrivate da Modena qualche giorno fa hanno riportato al centro dell’attenzione una modalità di attacco che, pur non essendo al momento qualificata dalle autorità come terrorismo jihadista, richiama da vicino il modus operandi promosso negli anni dallo Stato Islamico.

Era il 2014 quando Abu Bakr al-Baghdadi proclamò la nascita del Califfato in un’ampia area compresa tra Siria e Iraq. Poco dopo, il portavoce dell’ISIS Abu Muhammad al-Adnani elaborò una strategia destinata a cambiare profondamente il terrorismo contemporaneo: decentralizzare il terrore ed esortare i simpatizzanti ad agire autonomamente (i famosi Lone actor o Lone wolf), colpendo “gli infedeli” con qualsiasi mezzo disponibile. Non servivano più organizzazioni complesse o sofisticati piani militari: bastavano un coltello, un’auto, un furgone lanciato sulla folla. Da quel momento, l’Europa ha conosciuto una lunga serie di attacchi di questo tipo. Il 14 luglio 2016, giorno della festa nazionale francese, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel guidò un camion a forte velocità sulla Promenade des Anglais di Nizza, provocando una strage: 87 morti e centinaia di feriti. L’attentatore, descritto da chi lo conosceva come una persona psicologicamente instabile, fu ucciso dalla polizia. Pochi mesi dopo, il 19 dicembre 2016, Anis Amri, tunisino sbarcato anni prima a Lampedusa, rubò un tir dopo aver assassinato il camionista polacco che lo guidava. Raggiunse Berlino e si lanciò contro la folla nel mercatino di Natale di Breitscheidplatz: 13 morti e decine di feriti.

Dopo la fuga attraverso l’Europa, Amri venne rintracciato e ucciso a Sesto San Giovanni durante un conflitto a fuoco con la polizia italiana. Il 17 agosto 2017 fu invece la Rambla di Barcellona a trasformarsi in un teatro di morte. Younes Abouyaaqoub percorse quasi un chilometro zigzagando tra i passanti nel tentativo di investire il maggior numero possibile di persone. Le vittime furono 16, tra cui tre italiani. Anche lui riuscì inizialmente a fuggire, ma venne rintracciato e abbattuto dai Mossos d’Esquadra dopo quattro giorni di caccia all’uomo. Naturalmente, esistono differenze importanti rispetto a quanto avvenuto a Modena. Nessuna organizzazione ha rivendicato l’episodio. Per capire se ci troviamo di fronte al primo attentato d’ispirazione jihadista compiuto in Italia sarà necessario attendere gli sviluppi delle indagini.

a cura di Matteo Re
docente Università di Madrid

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