Mauro Corona show al Cagnoni

L’agente letterario Simone Marchi, quel “misto di buffone e filosofastro” di Mauro Corona e Costante Biz, detto il Poiana, che ha alternato il verso del merlo, del tordo, del fringuello e dell’usignolo. Sono gli ingredienti di un’ora davvero a ruota libera venerdì sera in un teatro Cagnoni all’insegna del tutto esaurito, in uno dei tanti incontri della 25esima Settimana letteraria. L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro dello scrittore, scultore, alpinista, musicista, grande bevitore ( e chi più ne ha più ne metta) dal titolo “Felice”, il romanzo più intimo e personale di Corona: un dialogo immaginario e struggente con il fratello Felice, morto tragicamente in Germania nel 1968 a soli 18 anni. Introdotti dalla giornalista Alessandra Tedesco, presenza fissa e moderatrice della rassegna, il trio ha dato il meglio di sé in un meraviglioso “cazzeggio”, dove davvero si è parlato di tutto e di più, tra la degustazione di un calice di rosso e un altro dei due straordinari amici di Erto, l’ormai noto piccolo centro tra le montagne situato nel cuore delle Dolomiti Friulane, all’interno della Valle del Vajont.

LO SHOW Arrivato a teatro inferocito per aver litigato con la casa editrice, Corona ha ricordato il nonno che proprio a Vigevano aveva un magazzino dove vendeva oggetti di legno. E’ stato poi il turno di un lungo elenco di aneddoti tra letteratura e vita quotidiana: ha citato Borges, Macedonio Fernandes, Hemingway e tanti altri protagonisti. Complice il Buttafuoco che ha accompagnato la cena, il monologo ha in seguito spaziato, senza soluzione di continuità, sul dramma della guerra, il senso della vita e il destino sempre in agguato. Incalzato da Marchi, lo scrittore delle montagne, dopo aver citato più volte Rudolf Steiner e il suo pensiero basato sull’antroposofia, una dottrina che cerca di unire la rigorosa ricerca scientifica con la conoscenza dei mondi spirituali, ha parlato del suo ultimo libro, pubblicato a metà settembre da Bompiani, raccontando la sua difficile infanzia, la dura vita tra le Dolomiti e la valle del Vajont, segnata dall’abbandono della madre, dalla violenza e dall’alcolismo del padre, dalla povertà estrema e dalla solitudine.

FELICE Nel libro Mauro Corona immagina di varcare la soglia del regno dei morti per parlare con l’anima del fratello Felice. Racconta della “montagnola” di libri lasciati in eredità da sua madre, della manualità del nonno, delle due figlie scampate al cancro, di ciò che non condividerebbe mai (il vino che ogni anno gli viene donato da Farinetti e Al Bano), del periodo trascorso dai Salesiani, del «vento che porta la voce dei morti», e del fratello Felice scomparso troppo presto, (che fa rivivere nel libro, dove il fratello diventa una sorte di alter ego per mettersi allo specchio). E poi ancora tanti ricordi, tante massime filosofiche sulla vita e il senso della vita stessa, intercalandoli al tributo a “Bianchina” (Bianca Berlinguer, dove è ospite fisso della sua trasmissione televisiva, che gli ha regalato la popolarità). Alla fine, prima del firmacopie, lo scrittore ha chiuso in puro stile Corona con quello che ha ipotizzato come il suo epitaffio: «Qui giace Mario Corona, uomo inquo e perverso, pregare per lui è davvero tempo perso». Sipario.

Massimo Sala

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