Mappamondo / Tolleranza e amnistia

Dopo oltre tre anni di guerra, la situazione per Kiev è diventata sempre più insostenibile: alle difficoltà militari si sommano scandali di corruzione interna che hanno ulteriormente indebolito la fiducia nel governo.

In molti, tra gli stessi ucraini, sembrano ormai più propensi a mettere fine alle ostilità anche al prezzo di concessioni pesanti, piuttosto che affrontare un altro inverno lungo e durissimo. Sul tavolo negoziale si confrontano oggi due visioni: quella proposta dall’amministrazione Trump, decisamente più vicina alle posizioni russe, e quella europea, più equilibrata e orientata a garantire all’Ucraina una tutela reale ed evitare ulteriori umiliazioni. Al di là dei punti più discussi: sanzioni, ricostruzione, allargamento della NATO e dell’UE, garanzie di sicurezza e riforma dell’esercito, ce ne sono due, meno evidenti ma assolutamente cruciali per il futuro: la tolleranza (punto 20) e l’amnistia (punto 26).

Gli Stati Uniti insistono sulla necessità di introdurre programmi educativi rivolti “a promuovere la comprensione e la tolleranza reciproca” tra i due popoli. È una richiesta fondamentale: la pace non si costruisce solo con la fine delle armi, ma con la possibilità di tornare a vivere insieme. L’Europa, invece, al punto 20 propone un approccio più “woke”, insistendo sulla “tolleranza religiosa e sulla protezione delle minoranze linguistiche”. Si tratta di obiettivi sacrosanti, ma rischiano di restare dichiarazioni di principio se non accompagnati da strumenti concreti di attuazione. E poi c’è il nodo più delicato: l’amnistia. Gli Stati Uniti la postulano fin da ora; l’Unione Europea la respinge. Il tema, prima o poi, andrà affrontato, ma farlo prima della consegna delle armi sarebbe un grave errore.

Un’amnistia promessa in anticipo significherebbe dare carta bianca a possibili violenze fino all’ultimo giorno, aprendo la porta a episodi di pulizia etnica o vendette impunite. Far passare l’idea di un’assoluzione preventiva è pericolosissimo: equivale a dire che tutto è concesso prima della firma dell’accordo. In definitiva, se davvero si vuole una pace duratura, occorre guardare oltre il momento della firma. Servono basi solide per la convivenza futura: memoria, giustizia, rispetto e un impegno reale, non solo dichiarato, verso la ricostruzione di una società che oggi è lacerata. Solo così una “brutta pace” potrà davvero rivelarsi migliore di una guerra infinita.

Matteo Re, docente dell’Università di Madrid

Le ultime

Sforzesca, furto nella villa del conte: arrestate due persone

notizia in aggiornamento Furto nella notte tra martedì e mercoledì...

Mede, spaccata da Elifed: ladri in fuga con le motoseghe

Spaccata con un'auto ariete nel negozio di articoli da...

Vigevano, rubate cinque bici da corsa nel magazzino di Dondè Racing Team

Furto di biciclette da corsa nel magazzino di Dondè...

Vigevano, riaperti stamattina i cancelli del parco Parri

Il parco Parri riapre finalmente i suoi cancelli. Dopo...

Login