Convegno FIMMG, appello dei medici: «Le Case di comunità non chiudano gli ambulatori»

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I medici di medicina generale non possono impiegare 18 ore a settimana presso le Case della Comunità, altrimenti sarà a rischio l’assistenza presso gli ambulatori. E’ il grido d’allarme emerso durante il congresso provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di famiglia, che si è svolto a Pavia presso il collegio Ghislieri il 10 settembre e ha visto la presenza del direttore generale di Ats Lorella Cecconami, mentre era assente il direttore di Asst Marco Paternoster. L’evento è stato l’occasione per fare il punto sulla riforma regionale della sanità e su come la medicina di famiglia si confronterà con le novità introdotte dal Pnrr. L’Araldo ne ha discusso con il segretario provinciale della Fimmg, il dottor Giorgio Monti. Di cosa si è parlato nel corso dell’incontro?

«E’ stata l’occasione per un’analisi delle criticità della nostra professione, che sono una medicina generale non sufficientemente organizzata per poter affrontare una pandemia, la gestione della cronicità e della fragilità. Questo è il risultato di 20-30 anni in cui non si è voluto investire sul territorio né riorganizzarlo»

A partire dal problema grandissimo di non aver mai programmato l’ingresso di un numero sufficiente di medici, pur sapendo che ci sarebbe stato un numeroso pensionamento di professionisti

«In provincia di Pavia oggi ci sono 60 ambiti carenti, ciascuno dei quali con 1000 assistiti, per cui già adesso c’è una difficoltà a garantire l’assistenza a tutti i cittadini e nei prossimi anni la situazione peggiorerà»

PP Salute - Convegno FIMMG Pavia
il direttore generale di Ats Cecconami e il segretario provinciale Fimmg Monti

Dove nascono questi problemi?

«Questo è figlio di una mancanza di programmazione, visto che per avere un medico di medicina generale ci vogliono 6+3 anni, bisognava partire 10 anni fa. Certo è un problema nazionale, non solo lombardo, ma c’è. Oggi ci facciamo carico dell’emergenza, però non possiamo inventarci le persone, le risorse umane non si recuperano da un momento all’altro, per questo con tutte le istituzioni occorre studiare delle soluzioni alternative che possano riportare la situazione non com’era, perché non avremo mai più un medico in ogni paese, ma a non abbandonare i territori»

In questo contesto come si inseriscono le Case e gli Ospedali della Comunità?

«Il Pnrr ha stanziato soldi destinati all’acquisizione di tecnologie e alla costruzione di strutture, ma queste vanno riempite. Avere le strutture non basta, sono un’opportunità a patto che non siano cattedrali nel deserto»

Per impedirlo si pensa di chiedere ai medici di medicina generale di prestare servizio per 18 ore settimanali presso le Case della Comunità.

«Non è usando i medici di medicina generale nella Casa che risolvi il problema. Anzi togliamo delle ore di assistenza nei propri ambulatori. Un professionista a mezzo servizio non è la soluzione, pensare di far timbrare il cartellino per controllare i medici è una sciocchezza. Le caratteristiche del nostro lavoro impediscono che possa essere così:»

noi siamo impegnati ogni giorno da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20, come prevede il nostro contratto, ma anche quando l’ambulatorio è chiuso e andiamo dal panettiere o per strada, siamo a contatto con la popolazione che assistiamo e non possiamo sottrarci

«La medicina di famiglia è fatta anche di contatti e di relazioni, se non si capisce questa cosa non si sa cos’è la medicina di famiglia e si distrugge quello che di importante fa»

PP Salute - Convegno FIMMG Pavia 06
i medici di famiglia di Vigevano e Lomellina presenti al congresso Fimmg

Non sarebbe possibile alternare l’ambulatorio e il servizio presso le Case?

«E’ ovvio che ci sono medici che sono più “pigri” di altri, come in ogni categoria, ma molti fanno 40 o più ore alla settimana»

Se devi impiegare 35-40 ore e ne sottrai 18 è chiaro che togli una quota enorme all’attività ambulatoriale

«Ma poi cosa andiamo a fare nelle Case? Posto per tutti non c’è, turniamo così siamo e timbriamo per quale motivo? Per gestire i codici bianchi del pronto soccorso come suggerisce qualcuno? Allora la Casa serve all’ospedale, non al territorio. A me interessa di più quello che succede fuori, le Case dovrebbero mettere a disposizione infermieri, specialisti, tecnologie per il territorio. Poi è chiaro che si andrà anche presso la Casa, perché ormai il lavoro è multidisciplinare, ma il momento della discussione è l’unico che lascerei all’interno»

Ci sono degli elementi positivi nell’organizzazione pensata da Regione e dalle Ats?

«La Regione ha fatto proprio un progetto che in realtà è previsto nel Pnrr. Io mi auguro che le figure istituzionali, a partire dai direttori di Ats e Asst a cui spetterà il compito di declinare gli aspetti organizzativi, riflettano su quanto è emerso nel nostro Congresso (a cui Ats era presente, Asst no, ndr). C’è spazio per lavorare in un certo modo, perché c’è una discrezionalità, si integri la medicina di territorio con servizi che si rivolgano al territorio e non si chieda ai medici di medicina generale di erogare prestazioni orarie presso le Case. L’ottimizzazione del personale vuol dire chiedersi cosa dobbiamo fare per curare i cronici in provincia di Pavia, non si può partire dal modello come soluzione, bisogna partire dal territorio. Abbiamo una popolazione e una realtà geografica con certe caratteristiche, tra cronici, fragili e carenza di dottori: mettiamo a regime le risorse che abbiamo e strutturiamo un’organizzazione integrata»

L’obiezione di Ats e Asst potrebbe essere che è quello che hanno fatto: le risorse umane sono poche e si intende usarle in questo modo per garantire la medicina di prossimità.

«Si deve trovare una soluzione, mettendosi intorno a un tavolo. Si può distribuire la tecnologia sul territorio, la telemedicina può essere attivata in loco, mettendola dove ci sono le risorse umane. Poi certo anche noi dobbiamo fare un passo in avanti, è impensabile che il 40% dei medici continui a lavorare senza personale di segreteria e solo il 15% con un infermiere»

PP Salute - Convegno FIMMG Pavia Giorgio Monti
il segretario provinciale Fimmg Giorgio Monti

La Casa di cui parla sembra essere più uno spazio immateriale che materiale?

«Sì, servizi, prima ancora che luogo fisico, che pure può servire per le riunioni e per l’offerta specialistica»

Gli ambulatori sono destinati a scomparire o resteranno?

Sono il luogo principe del nostro lavoro, devono restare. Vorrei aggiungere una cosa

Di cosa si tratta?

«Solleciterei tutte le persone che hanno autorità per farlo, anche i sindaci, zona per zona, a sedersi attorno a un tavolo organizzato da Ats per analizzare le criticità. A breve dovremo ridefinire Piani di zona, gli ambiti dei distretti, quelli dei medici di famiglia, tutte suddivisioni geografiche delle aree che si devono incastrare. Non si può pensare alla distribuzione territoriale di prima, gli ambiti dovranno essere allargati, ma va fatto con una cartina geografica davanti e confrontandosi, ad esempio trovando soluzioni per il trasporto dei cittadini»

Giuseppe Del Signore

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