Il Pnrr spinge l’istruzione locale, già partiti i primi bandi

-

L’istruzione è il settore su cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza intende incidere più profondamente. Non tanto per i 30.88 miliardi di euro stanziati a favore della missione 4 – ne sono stati destinati di più a rivoluzione digitale e transizione ecologica, che sono il cuore delle prime due – quanto per la pervasività dei provvedimenti che si intende adottare:

riforme e investimenti, leggendo il Piano, hanno l’ambizione di cambiare volto alla scuola italiana, attuando una vera e propria rivoluzione

attraverso le due componenti individuate, la prima “Potenziamento dell’offerta dei servizi d’istruzione: dagli asili nido alle università” che sin dal titolo manifesta l’impatto a 360° con fondi per 19.44 miliardi, la seconda “Dalla ricerca all’impresa” che intende collegare due universi, fin qui poco o per nulla comunicanti, con un budget di 11.44 miliardi. Per farlo il Governo ha individuato sette «assi portanti» ovvero «miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione», «miglioramento dei processi di reclutamento e formazione degli insegnanti», «ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture scolastiche», «riforma e ampliamento dei dottorati», «rafforzamento della ricerca e diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese», «sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico», «potenziamento delle condizioni di supporto a ricerca e innovazione».

PP Pnrr Istruzione - bandi e avvisi
Italia Domani – il sito del Pnrr dove sono pubblicati i bandi

DAL FIOCCO AL TOCCO La componente uno tiene insieme asili, scuola dell’infanzia, primaria, secondaria e università per realizzare il primo asse e prevede 8 linee di investimento e 6 riforme. L’impostazione di fondo è quella di

un’istruzione inclusiva, fondata anche sul sapere tecnico e scientifico, orientata al lavoro. Partendo dal quadro normativo in cui intervengono i fondi, uno dei passi sarà la riforma degli istituti tecnici e professionali, che «mira ad allineare i curriculum alla domanda di competenze del tessuto produttivo»,

avendo in particolare come riferimento il piano “Industria 4.0” e in parallelo con quello che accadrà nella formazione tecnica post-diploma col rinnovamento del sistema degli Its, che passerà da integrazione dell’offerta formativa, introduzione di meccanismi di premialità e ampliamento dei percorsi offerti, oltre che da un maggiore dialogo con le lauree professionalizzanti, tenendo fermo come modello di riferimento quello dell’Emilia Romagna, dove Regione, atenei, Its, superiori e mondo produttivo siedono allo stesso tavolo per gestire un sistema coeso e coerente. I nuovi tecnici e la secondaria di secondo grado si confronteranno anche con la riforma «dell’organizzazione del sistema scolastico» che propone di ripensarla tenendo fermi due aspetti ovvero «la riduzione del numero degli alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica» che hanno come conseguenza

il superamento dell’identità tra classe demografica e aula

Come questo si realizzerà in concreto è difficile estrapolarlo dalle poche righe che anticipano un processo normativo che tuttavia si voleva «concluso nel 2021» e che, se volesse superare l’idea di classe tradizionale in favore di una forma “aperta” – magari con studenti di età diversa che frequentano corsi diversi e hanno piani di studio personalizzati – sarebbe un’autentica rivoluzione copernicana. Come potrebbe essere, a livello di università, la «riforma delle classi di laurea», nella quale si precisa che «occorre mantenere un’apertura nei primi tre anni di università per abbracciare il sapere in modo più ampio e consentire una specializzazione durante le lauree magistrali o i dottorati», qualcosa che l’attuale «sistema di debiti formativi basato su settori disciplinari stretti» non consente di fare, cosicché occorre allargarli e «consentire la flessibilità nella programmazione dei singoli corsi di laurea triennali», rimuovendo «i vincoli nella definizione dei crediti formativi da assegnare ai diversi ambiti disciplinari». Meno impattanti, ma importanti perché colmano lacune storiche, la riforma «del sistema di orientamento» post-diploma, con l’introduzione di 30 ore annue durante il quarto e quinto anno delle superiori, e quella «delle lauree abilitanti», che unirà l’esame di stato a quello di laurea.

PP Pnrr Istruzione - laurea

SEGUI IL DENARO Il tutto si associa agli investimenti, tra cui 4.6 miliardi per creare 228mila posti in più negli asili nido, altri 0.96 per estendere il tempo pieno e il servizio mensa con interventi su almeno mille edifici entro il 2026, e 0.30 per ammodernare o costruire strutture sportive, col duplice obiettivo da un lato di favorire lo sport a scuola e dall’altro di dare alle comunità cittadine circa 400 edifici in più per la pratica sportiva. I bandi relativi a questi progetti sono già stati pubblicati e scadranno entro febbraio. Importanti anche le risorse destinate a ridurre i divari territoriali nel biennio della secondaria di secondo grado, così come emergono dalle rilevazioni Invalsi, che si intende far diventare la metrica di riferimento per valutare le competenze in italiano, matematica, inglese: 1.5 miliardi saranno spesi per garantire un livello adeguato ad almeno un milione di studenti all’anno per i prossimi 4 anni, anche grazie a un apposito portale nazionale formativo unico, nonché azioni di consulenza e supporto dedicate a dirigenti scolastici, docenti e studenti; per questi ultimi sarà un vero e proprio orientamento mirato a recuperare quanti sono a rischio abbandono scolastico – o hanno già lasciato le aule senza titolo di studio – tra i 12 e i 24 anni.

Giuseppe Del Signore

Pubblicità

Per info sulla pubblicità:
Email - araldo@diocesivigevano.it
Telefono 3286736764

POPOLARI