Arrivano le case e gli ospedali di comunità, un nuovo progetto che si propone di ridisegnare la sanità lombarda, puntando sulle specializzazioni e sulle necessità dei vari territori. In provincia di Pavia le case di comunità saranno 11, oltre all’hub (centro maggiore) di Vigevano e agli spoke di Mortara, Mede e Garlasco, ci saranno anche gli hub di Pavia e Voghera e gli spoke di Casorate Primo, Belgioioso, Broni, Varzi, Casteggio.
Il costo medio di ogni struttura, alcune di proprietà dell’Azienda socio-sanitaria, altre dei Comuni, sarà di un milione e mezzo di euro. Gli ospedali di comunità saranno 4, a Casorate, Belgioioso, Mede e Mortara, e costeranno ognuno 2 milioni e mezzo.
Ma qual è la differenza rispetto agli ospedali tradizionali?
LE NOVITA’ Lo spiega Marco Paternoster, direttore generale di Asst Pavia. «Gli ospedali di comunità prevedono posti letto per pazienti non acuti, in fase di regressione dalla malattia e con necessità di assistenza ridotta. Ogni 20 posti ci saranno 9 infermieri, 6 operatori socio-sanitari 4 ore al giorno, e medici 7 giorni su 7. Per quanto riguarda le case di comunità, rientrano in un concetto di sanità di prossimità, con luoghi e spazi facilmente gestibili come punto di riferimento alternativo a ospedali per acuti. Ci saranno alcuni servizi di base, e risposte ad altri servizi più specifici, in modo da evitare il pronto soccorso». Uno degli obiettivi più importanti è proprio evitare gli accessi impropri ai pronto soccorso, che in epoca pre-covid erano stimati intorno a un terzo del totale.
Le Case – prosegue Paternoster – avranno un punto unico di accesso, dove il paziente sarà accolto e indirizzato secondo il suo bisogno in vari ambiti, anche in altri ospedali. Una sorta di centro d’accoglienza e smistamento che sarà gestito da una rete di collegamenti informatici da implementare.
Nelle case di comunità hub saranno obbligatori guardia medica, centro prelievi, radiologia di base, elettrocardiogramma, mentre per gli spoke questi servizi saranno facoltativi. Negli hub il medico sarà presente 24 ore e l’infermiere 12, 7 giorni su 7, negli spoke medici e infermieri saranno presenti 6 giorni su 7 per 12 ore, in convenzione con ambulatori medici e pediatri che si interfacceranno con specialisti. Al momento proprio questa è la principale criticità, come reperire il personale necessario per un’attività ad ampio spettro come quella che dovrebbe svolgersi soprattutto nelle Case, dagli infermieri ai medici di famiglia, passando per gli specialisti necessari per la refertazione di molti degli esami che saranno svolti in quella sede.
«I medici di medicina generale – argomenta il direttore generale – dipendono dal nuovo contratto nazionale, che dovrebbe prevedere delle linee d’indirizzo per fare alcune ore nelle Case di comunità. Ci sono da fare delle valutazioni, il problema è il reclutamento dei medici, la necessità di accelerare il percorso formativo, ma anche questo dipende da come andranno le cose a livello nazionale. Cercheremo di mettere a disposizione le professionalità che servono, compatibilmente alle risorse disponibili. I concorsi vanno a vuoto, e si fa fatica a trovare le professionalità. In effetti questo è un punto molto problematico».

SANITA’ E SOCIALE «Un ruolo importante – spiega Paternoster – sarà quello dell’infermiere di comunità, che dovrà monitorare il paziente in loco, in futuro si spera anche a domicilio. Ci saranno ambulatori specialistici legati all’invecchiamento, geriatria, cardiologia, diabetologia, a seconda delle esigenze territoriali, e assistenza domiciliare integrata con la presa in carico multidimensionale per i più fragili». Un’altra area sarà quella dell’integrazione delle attività sanitarie sociali che farà capo ad Asst e non più ad Ats (Agenzia per la tutela della salute) con assistenti sociali, soggetti in rete di protezione sociale, stakeholder, che decideranno insieme a sindaci, Comuni, associazioni locali.
«Sono previste anche aree screening per la prevenzione e l’attenzione agli stili di vita – continua il direttore generale – importanti per ridurre gli interventi sanitari; consultori per il supporto psicologico a neo-mamme e bambini, con ginecologia e pap-test. Non saranno obbligatorie ma in alcuni casi ci saranno». Importante la presenza di Centrali operative territoriali nelle case di comunità, coordinate dalla sede Asst di Pavia, con infermieri e professionisti che dovranno indirizzare il paziente nel posto giusto, capendo se mandarlo dal medico di medicina generale o al pronto soccorso attraverso telemedicina, telesorveglianza, monitoraggio da remoto.
I NOSOCOMI Il tutto in una logica di rete che non vedrà riaprire il pronto soccorso degli ospedali di Mede e Mortara. «Ogni ospedale dovrà avere una sua vocazione specifica – commenta il direttore generale – in base alle richieste del territorio circostante, per trovare una risposta al meglio. Il problema è l’autopresentazione: se l’ospedale non è attrezzato per quell’esigenza specifica, il paziente deve andare da un’altra parte e intanto ha perso tempo prezioso. Dev’essere garantito il fatto di poter curare con le giuste risorse, riconvertendo e potenziando gli ospedali in modo che la rete funzioni».
Davide Zardo


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