Siccità / Una goccia non fa primavera

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Con maggio arriverà un po’ di pioggia e si prolungherà l’instabilità dell’ultima parte di aprile, ma si tratterà solo di una parentesi:

Secondo le previsioni di Arpa Lombardia la siccità sarà destinata a restare per gran parte del 2022, facendone l’anno peggiore negli ultimi trenta.

«Lo scenario più probabile per maggio è quello di un mese diviso in due – si legge nel bollettino mensile più recente – la prima parte potrebbe risultare più fresca e piovosa in particolare sul settore alpino, la seconda metà decisamente più calda e secca».

Il trimestre estivo giugno-luglio-agosto considerato nel suo complesso conferma ancora una volta l’andamento “caldo e secco” del 2022

Dei tre il primo dovrebbe essere caratterizzato da «anomalie più marcate, che potrebbero raggiungere i 30-40mm sotto la media per le precipitazioni e i 2 gradi in più per le temperature», mentre gli altri due dovrebbero essere sempre caldi, ma più umidi.

02 PP Siccità - anomalia pioggia e temperatura

RECORD NEGATIVO La situazione è allarmante e la stessa Arpa lombarda, insieme a quella piemontese e a MeteoSvizzera, ha certificato che «a sud delle Alpi la stagione invernale 2021-22 verrà ricordata soprattutto per le temperature elevate e per la scarsità di precipitazioni», con una temperatura superiore di 2.1 gradi rispetto alla norma 1991-2020 e un calo delle piogge medio del 65%. Anche se «l’anomalia risulta meno marcata» sulla Pianura Padana,

in Lombardia, in Piemonte e sulla Svizzera italiana negli ultimi trent’anni un inverno così mite e secco non si era mai verificato

Per questo motivo Anbi (l’Associazione regionale dei consorzi irrigui) nell’ultimo numero della pubblicazione “Di acqua in acqua” scrive che «complessivamente le riserve idriche regionali segnano -60% rispetto alla media» a fronte di una «sostanziale assenza di copertura nevosa sulle montagne». Un’emergenza che a fine marzo ha spinto il presidente regionale Attilio Fontana ad autorizzare la «deroga di invaso al Dmv» ovvero al Deflusso minimo vitale necessario a un corso d’acqua per mantenere le condizioni di funzionalità e qualità dell’ecosistema. Il che ha provocato lo «slittamento dei tempi per la stagione irrigua» per immagazzinare l’acqua che sarà necessario usare più avanti.

PP Siccità - precipitazioni 2022

LOMELLINA IN CRISI Sempre che questa strategia sia efficace visto che ad esempio a livello lomellino Anbi nello stesso periodo rilevava che «le portate in alveo di Sesia, Agogna e Terdoppio al momento sono al limite del Dmv». Anche per questo motivo questa settimana a Novara i consorzi irrigui e di bonifica delle province di Pavia, Novara e Vercelli si sono riuniti per chiedere lo stato di calamità per siccità, in prima battuta in Piemonte e a seguire in Lombardia (vedi articolo accanto). Si tratta del cuore della filiera risicola italiana, il quale da solo copre il 90% della produzione nazionale a sua volta pari a oltre la metà di quella europea,

che rischia di fermarsi proprio nel momento in cui la guerra intacca la produzione cerealicola mondiale (Russia e Ucraina producono il 30% del grano del pianeta) e potrebbe provocare un aumento della domanda di riso su scala globale.

Ecco perché Coldiretti ha acceso i riflettori, sottolineando come con il crollo delle precipitazioni potrebbe essere a rischio fino a un terzo della produzione agricola nazionale e come servano soluzioni strutturali, quali la proposta avanzata in concerto con Anbi per la costruzione di 10mila grandi e piccoli invasi sul territorio, un’iniziativa da circa 20 miliardi di euro. La situazione è preoccupante ancora di più vista dalla provincia di Pavia, principale distretto continentale del riso con 80mila ettari coltivati e 1500 aziende attive, ora colpite anche dall’inflazione e nello specifico dall’aumento dei prezzi di gasolio e fertilizzanti, anche questi “made in Russia”, iniziato prima del conflitto.

PP Siccità - trattore

EFFETTI La siccità, l’inflazione, la guerra e il cambiamento climatico rischiano di allinearsi, con la pandemia che resta sullo sfondo e non è finita, promettendo instabilità a livello locale e internazionale. Di cui si colgono i primi segnali, ad esempio Alessandro Masetti, responsabile per Coop di prodotti freschi e surgelati, in audizione alla Commissione agricoltura della Camera, ha rilevato in marzo comportamenti «poco razionali» nelle scelte dei consumatori italiani, con la tendenza «a fare scorta» (soprattutto di olio di semi, zucchero, pasta di semola, farina, riso) a fronte di una diminuzione degli acquisti di prodotti ortofrutticoli. Il rischio è di uno shock per l’economia, in fragile ripresa dal coronavirus, come non si vedeva dalla crisi petrolifera innescata nel 1973.

Giuseppe Del Signore

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