Bisogna far tacere «lo spirito di Caino». Papa Francesco, sul volo di ritorno dal viaggio apostolico a Malta, è interpellato dalla stampa sulla guerra in Ucraina, quando ha appreso del massacro di Bucha.
Sempre la guerra è una crudeltà – ha dichiarato – una cosa inumana, che va contro lo spirito umano, non dico cristiano, umano. È lo spirito di Caino, lo spirito “cainista”
Un atteggiamento che è presente in ogni conflitto e da cui il pontefice mette in guardia di nuovo mentre torna da una visita dedicata in particolare a centri di accoglienza quali il “Govanni XXIII Peace Lab”, a incontrare persone in fuga da altre violenze, da altre crisi, da altri soprusi di cui ci si dimentica e che accadono ai confini dell’Europa, resi possibili anche dalle scelte politiche compiute dallo “Occidente”. Un aspetto su cui è tornato anche nell’Udienza generale di mercoledì, spiegando che «certo, l’accoglienza va organizzata – è vero questo -, va governata, e prima, molto prima, va progettata insieme, a livello internazionale. Perché il fenomeno migratorio non può essere ridotto a un’emergenza, è un segno dei nostri tempi. Come tale va letto e interpretato. Può diventare un segno di conflitto, oppure un segno di pace. Dipende da come lo prendiamo, dipende da noi».

OLIGO-POLITICA In questo senso il richiamo è alla responsabilità individuale delle persone e a quella collettiva degli stati, anche se nel secondo ambito il Papa constata il trionfo del particolarismo. «Oggi si parla spesso di “geopolitica”, ma purtroppo la logica dominante è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, o influenza ideologica e o influenza militare: lo stiamo vedendo con la guerra». Dimenticando le lezioni del passato perché «dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo, eh? – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti».
E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza delle Organizzazioni delle Nazioni Unite
ROMPERE LO SCHEMA Ecco perché secondo Francesco occorre andare oltre la logica del conflitto, una riflessione condivisa tornando da Malta. «Ogni guerra nasce da una ingiustizia, sempre. Perché c’è lo schema di guerra. Non c’è lo schema di pace. Per esempio fare investimenti per comprare le armi. Dicono: ma ne abbiamo bisogno per difenderci. Questo è lo schema di guerra». Perché «non siamo più abituati a pensare lo schema della pace», nonostante ci siano stati grandi da Gandhi a Kant, da Freud a Einstein, che hanno indicato questo percorso. «Ma noi siamo testardi come umanità. Siamo innamorati delle guerre, dello spirito di Caino. Non per caso, all’inizio della Bibbia c’è questo problema: lo spirito “cainista” di uccidere invece dello spirito di pace».
Gds

