La “pace perpetua”, progetto o utopia?

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E’ possibile abolire la guerra? Papa Francesco non è solo a interrogarsi sulla possibilità di arrivare a una pace perpetua, in sua compagnia ci sono ad esempio il filosofo Immanuel Kant, il fisico Albert Einstein, lo psicanalista Sigmund Freud, solo per citare tre tra gli uomini illustri che hanno provato a dare una risposta alla domanda che si pone il pontefice:

come porre fine a ogni conflitto e far sì che l’umanità possa vivere sempre in pace?

Né Kant, principale esponente dell’illuminismo, nel suo saggio “Per la pace perpetua” del 1795 né Einstein e Freud nel “Carteggio” omonimo promosso dalla Società delle Nazioni nel 1932 sembrano nutrire grossa fiducia nella natura del genere umano.

I conflitti d’interesse tra gli uomini sono dunque in linea di principio decisi mediante l’uso della violenza

scrive il viennese rispondendo al padre della relatività che gli chiedeva se vi fosse «una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione», quasi echeggiando il prussiano, il quale oltre un secolo prima rifletteva che

lo stato di pace, tra gli uomini… non è certo uno stato di natura, il quale è invece uno stato di guerra

PP Ucraina - pace Sigmund Freud
Freud

Nondimeno nei tre autori, come in Francesco, era incrollabile la convinzione che fosse una necessità andare contro questa natura, per «istituire» (il virgolettato è di Kant) una condizione di pace perpetua. «La guerra – concludeva Freud – contraddice nel modo più stridente l’atteggiamento psichico che ci è imposto dal processo civile […] non è soltanto un rifiuto intellettuale e affettivo, in noi pacifisti è un’intolleranza costituzionale». Tanto da «aspettare perché gli altri diventino pacifisti? Non si può dirlo, ma forse non è una speranza utopistica» da perseguire attraverso la promozione della civiltà. Anche se qui Freud risentiva un po’ troppo di quell’ottimismo positivista che con i suoi studi stava contribuendo a distruggere: pochi anni dopo lo scambio con Einstein sarebbe scoppiata la seconda guerra mondiale, così come a breve distanza dalla pubblicazione del testo kantiano l’Europa sarebbe stata attraversata dal ciclone napoleonico.

PP Ucraina - pace Albert Einstein
Einstein

Eppure sarebbe troppo facile archiviare come utopiche queste posizioni fermandosi al 1805 di Austerlitz o al 1940 di Dunkerque: anche quei conflitti, costati milioni di vite, finirono e dopo le nazioni cercarono di rispondere in maniera imperfetta a quella stessa domanda: «C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?», per dirla con Einstein che lo vedeva in una Corte suprema universalmente riconosciuta, in questo forse echeggiando proprio Kant e i tre articoli in cui postulava che «la costituzione civile di ogni stato deve essere repubblicana» (non democratica, ma rappresentativa, ammoniva), che

il diritto internazionale deve fondarsi su una federazione di stati liberi

(ciascuno sovrano), che «il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di una ospitalità universale» (da intendersi come «diritto di visita» di ogni uomo in ogni stato).

PP Ucraina - pace Immanuel Kant
Kant

Di fatto, nella direzione del progresso civile immaginato da Kant e Freud, le potenze europee provarono a mettere le basi della «pace perpetua» con il Congresso di Vienna; non fu risolutivo ed ebbe pecche evidenti – leggi alla voce Risorgimento e unificazione tedesca – ma per un secolo evitò il coinvolgimento in una stessa guerra di Francia, Regno Unito, Russia, Impero asburgico, Prussia. In seguito, dopo il fallimento delle “paci” di Parigi – sarebbe bastato leggere Kant e il primo degli articoli preliminari alla pace perpetua, «nessun trattato di pace deve essere ritenuto tale se stipulato con la tacita riserva di argomenti per una guerra futura» per presagirlo – si è rilanciato con l’Onu e l’Ue. Entrambe a dir poco imperfette, ma capaci di conseguire pur provvisori risultati, non ultimo 77 anni di pace per l’Europa occidentale mentre in tutto il resto del mondo la guerra ha continuato a essere la norma.

Sembra poco, ma è già di più della “Pax romana” di Antonino Pio: l’umanità ha impiegato centinaia di migliaia di anni per far prevalere il diritto dello stato sulla violenza dell’individuo e ancora oggi questo diritto è «espressione dei rapporti di forza ineguali» all’interno della società (Freud) più che sinonimo di equità, tuttavia è un miglioramento rispetto a prima ed è perfettibile; pur sapendo che il progresso della civiltà non è lineare e implica battute d’arresto o ritorni al passato, come la guerra in Ucraina, quella di Francesco così come di Kant, Freud o Einstein non è un’utopia, ma un progetto politico, anche se di lunghissimo respiro. A chi governa il compito di portarlo avanti, ai cittadini quello di porlo all’ordine del giorno.

Giuseppe Del Signore

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