Ucraina / Il racconto di Aleks: «Se mi chiamano, parto»

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«Provo un mix di sentimenti, non riuscirei a descriverlo». E’ frastornato Aleks Kabancha, 19enne di origine ucraina che vive in Italia dalla fine del 2015 e studia alle superiori a Vigevano.

Rabbia, paura, emozioni comprensibili, si mescolano a tristezza e smarrimento che raccontano molto di una terra che per tutta la sua storia è stata senza confini, luogo d’incontro e di scontro di popoli che finiscono inevitabilmente con l’intrecciarsi.

Aleks porta con sé i segni di questo “melting pot” originario, è nato alle pendici dei Carpazi sul confine con la Romania, parla sia ucraino sia russo e, nonostante provenga dalla parte più occidentale del paese, non aveva mai pensato ai russi come a invasori. «Non avevo nulla contro di loro – spiega – anche adesso non riesco a sentirli come nemici, anche perché vedo che molti sono contro la guerra e vanno a protestare anche se per loro è pericoloso e possono essere arrestati. Non li vedevo come “cugini”, piuttosto come vicini».

03 Ucraina - manifestazione Vigevano
la manifestazione contro la guerra a Vigevano

IL NEMICO ALLE PORTE Che ora marciano con missili e carri armati. Aleks ha l’età di molti dei combattenti impegnati nei due schieramenti, anzi «ho visto soldati russi che sono più giovani di me». Ha pensato che potrebbe essere dall’altra parte del fronte?

Sì, e quando lo faccio provo paura, ma sento anche il senso di difendere la patria, qualcosa di mio, che appartiene a noi

«Non lo percepisco come un obbligo – prosegue – ma come una cosa che faresti per liberare il tuo paese». Quattro anni fa «mi hanno mandato una lettera per andare a fare un anno nell’esercito, ma essendo uno studente non ero tenuto a presentarmi. Da noi le esercitazioni iniziano durante la nona classe, che corrisponde grosso modo alla terza media, ci sono delle squadre e si fanno delle gare: chi monta più velocemente l’Ak 47, chi fa più trazioni, chi lancia una granata più lontano…». Anche se Aleks oggi non si prepara a partire perché «come volontario non potrei finire la scuola, mi manca un anno ed è un’occasione da non perdere», non esiterebbe a farlo se fosse richiamato:

Se mi chiamassero non potrei dire di no, mi sentirei in dovere di andare

05 PP Ucraina - intervista Aleks Kabancha
Aleks Kabancha, studente

PRIMA LINEA Per ora è stato interessato chi ha già un’esperienza militare, anche tra gli amici di Aleks che vivono in Ucraina nessuno ha dovuto imbracciare un fucile. «A oggi sono a casa – conferma – nella mia zona la situazione è ancora tranquilla perché i combattimenti sono lontani, ma dal punto di vista economica mi dicono che è tragica. Una mia amica vive vicino a Kiev e ha un bambino di pochi mesi, il suo ragazzo è via da tempo per la guerra, lei è chiusa in casa, sente le bombe e vede passare i mezzi corazzati, ogni tanto deve nascondersi in cantina». Del resto i combattimenti nel paese non sono iniziati il 24 febbraio, ma nel 2014, da quando le aree di Luhansk e Donetsk hanno provato a staccarsi dal resto del paese. «Lì si combatte da 8 anni, chi abita in quelle città ci chiede “Dove siete stati per tutto questo tempo?”. Che qualcosa prima o poi accadesse ce lo aspettavamo, ma non così tanto… l’altro giorno ho parlato col papà di un mio amico secondo cui Putin ha fatto bene e ho provato a spiegargli che»

non è tanto giusto invadere un paese e innalzare di così tanto il livello

INFORMAZIONE Questo è quello che anche i media ucraini cercano di far capire all’esterno. «Seguo la televisione ogni giorno, i canali principali si sono uniti e trasmettono in diretta tutto il giorno da giovedì. Raccontano quello che succede con le perdite da entrambe le parti e anche con i video filmati dai civili». Diversamente dalla televisione russa, perché «sto cercando di guardare anche i tg russi, ma divagano e raccontano cavolate. Giovedì e venerdì tra le notizie non hanno parlato della guerra e dopo il telegiornale hanno trasmesso uno show e il meteo. Solo con l’attacco di Anonymous hanno iniziato a circolare i video dei combattimenti, ma da parte russa non ci sono commenti, anzi dicono che hanno avuto zero perdite, ma è una bugia. Del resto Putin dice che non è una guerra, ma una “operazione speciale”».

Giuseppe Del Signore

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