Allarme siccità e irrigazione, Fanfani: «Non siamo lontani dal 2022»

Se non siamo come nel 2022 poco ci manca. Non riusciamo più a irrigare e la risalita del cuneo salino del Po ci sta preoccupando molto. La conseguenza di questa situazione è il ritorno della guerra dell’acqua».

LA GUERRA DELL’ACQUA Il territorio lomellino a distanza di 4 anni si ritrova a fare i conti con la mancanza di risorse idriche per irrigare i campi. Per far fronte all’emergenza idrica il consorzio irriguo Est Sesia propone «il progetto pilota di “Strategia di ottimizzazione idrica di un comparto territoriale” – spiega il commissario Ettore Fanfani – che prevede la creazione di infrastrutture capaci di accumulare la risorsa quando c’è e distribuirla con turnazioni scientifiche, salvaguardando il reddito dei nostri agricoltori. Bisogna rendersi conto che l’uso dell’acqua con il cambiamento climatico non può essere più quello di vent’anni fa. La risorsa idrica che irriga le nostre risaie arriva da lontano ed è un bene comune e strategico: non appartiene a un singolo territorio». Più controlli contro la guerra idrica tra la Lomellina e il Vercellese è invece la richiesta che Est Sesia avanza alle regioni: «Le turbine di alcune aziende agricole pescano acqua dal Sesia per 400 litri al secondo, quando il limite previsto è di quaranta litri: sarebbe il caso che le Regioni Lombardia e Piemonte attivassero qualche controllo.

Dico questo perché il rischio è di trovarci in una condizione peggiore di quella vissuta con la grande siccità del 2022.

STRATEGIE E RICHIESTE Confagricoltura Pavia chiede invece di puntare su invasi, reti irrigue e una strategia di lungo periodo: «Non possiamo affrontare ogni estate come un’emergenza – denuncia la presidente Marta Sempio – servono programmazione, visione e investimenti. Il nostro territorio dispone di competenze tecniche, consorzi irrigui efficienti e professionalità di alto livello. Occorre mettere a sistema queste risorse e realizzare le opere necessarie per garantire acqua all’agricoltura, all’ambiente e alle comunità locali». Cia Pavia è allarmata dai danni economici e dalle criticità che riguardano i comparti produttivi: «Mais e soia sono esposti ai colpi di calore e a un crescente fabbisogno d’acqua – spiega Paola Fugagnoli, direttrice di Cia Pavia – l’ortofrutta rischia scottature, cali di resa e sfasamenti nei calendari di raccolta. Negli allevamenti temperature elevate e umidità compromettono salute animale, fertilità e produzione di latte (-20%) e uova. L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario oltre 1.5 miliardi di euro È un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, su frutta, verdura e produzioni più sensibili».

Edoardo Varese

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