Fare sistema e rimanere unita è l’unica strada che l’Europa può percorrere per resistere ai dazi commerciali di Trump.
DIALOGARE All’assemblea generale di Confagricoltura Pavia tenutasi martedì 1° aprile alle Rotonde di Garlasco il focus e il filo conduttore hanno riguardato la tutela del settore agroalimentare europeo e italiano, messi ulteriormente alla prova dal pericolo dazi. «O i Paesi membri dell’Ue si decidono a fare sistema, usando il dialogo – commenta Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – o il nostro settore sarà messo molto più alla prova di quanto non lo sia stato finora. Gli agricoltori temono di non avere più la libertà di poter essere imprenditori a livello globale. Gli Stati Uniti nel settore primario sono in deficit di 55 miliardi di dollari, importando molto più di quello che esportano».
NIENTE RINUNCIA Numeri che delineano l’importanza degli States: «Non possiamo permetterci di rinunciare al mercato americano nella sua totalità. Ma allo stesso tempo dobbiamo far capire loro che dal punto di vista alimentare anche il nostro continente è una potenza agroalimentare; quindi, va bene seguire la strada della negoziazione, ma rimanendo consapevoli del fatto che dal punto di vista alimentare rimaniamo un’eccellenza». Certo l’Italia, se vuole salvaguardare i propri prodotti, deve impegnarsi a «aumentare la capacità produttiva. Attualmente importiamo per 13 miliardi nel settore agroalimentare, in quello che per noi rappresenta un motivo di vanto. Ma per coprire il mercato interno è necessario investire più risorse in innovazione, ricerca, sostenibilità. Come associazione, come Confagricoltura,
ci impegniamo a portare avanti questi temi, coinvolgendo tutte le istituzioni che hanno voce in capitolo.
DOPPIO TAGLIO Questo mentre Stefano Riela, docente di macroeconomia alla Bocconi di Milano, ha ricordato come i dazi siano già stati introdotti in passato, con gli Stati Uniti che li hanno usati e applicati per tutelare la produzione nazionale, senza tuttavia riuscirci: «Negli Usa – rende noto Riela – si sono chiesti quali siano stati gli effetti dei dazi su acciaio e alluminio. Per l’economia americana però l’impatto è stato negativo. Di fatto hanno protetto solo un numero ridotto di produttori. Trump vedremo se avrà imparato qualcosa da questa lezione. La bilancia commerciale statunitense è in debito, in deficit, il più grande a livello mondiale. C’è chi ritiene che i dazi possano servire per indurre i Paesi europei a comprare il debito Usa. Del nostro export agricolo il 25% di quello extra Unione Europea è verso gli Usa e negli ultimi anni è in crescita. In sintesi una guerra commerciale non conviene a nessuno e gli stessi americani prima o poi saranno i primi a rendersene conto. L’Europa in un’eventuale trattativa non parte sconfitta a priori».
Il futuro del riso, tra conservazione e innovazione

Una ricerca genetica e una cella frigorifera che consentono di tutelare quante più varietà di riso possibili e di renderle più resistenti a condizioni climatiche estreme.
LA BANCA DEL RISO Al centro di ricerca Ente Risi di Castello d’Agogna ricercatori e studiosi si occupano anche della gestione della Banca del Germoplasma. Uno spazio che, oltre ad avere una funzione conservativa, vale a dire di salvaguardia del patrimonio genetico delle 1700 accessioni di riso ivi presenti, consente ai ricercatori di impostare al meglio i programmi di miglioramento genetico e di sviluppare nuove varietà di riso partendo da basi perfettamente conosciute. Si tratta di una cella frigorifera a quattro gradi di temperatura e cinquanta di umidità che conserva varietà di riso dal 1829 a oggi. «La ricerca genetica di oggi – spiega Filip Haxhari, agronomo e responsabile del dipartimento ricerca dell’Ente Risi – consiste in un progetto più ambizioso e complesso per il futuro che sarà che pone maggiore attenzione nella selezione genetica. Gli obiettivi sono rendere le varietà di riso più adatte a una risicoltura sostenibile, coltivare risi più produttivi e tolleranti ai cambiamenti climatici in corso e che richiedono meno quantità di acqua per produrre di più e resistenti alla siccità prolungata.
Inoltre i risi vengono costantemente sottoposti a analisi di laboratorio in modo da renderli più resistenti contro malattie che affliggono la coltivazione.
RICERCA GENETICA La Banca del Germoplasma, attualmente custodita in una cella di conservazione del Centro Ricerche, viene sottoposta a periodici controlli; quando una varietà rivela un notevole abbassamento della germinabilità, è estratta dalla cella, riseminata e riposta nuovamente in conservazione. Le diverse combinazioni di geni, che determinano le diversità delle varietà conservate presso la Banca, sono state e sono tuttora la base del miglioramento genetico del riso curato dal Centro Ricerche sul Riso. «Da 4 anni abbiamo anche un fitotrone – prosegue Haxhari – un vero e proprio acceleratore di stagioni. Attraverso questo dispositivo possiamo ricreare tutte le condizioni climatiche di cui abbiamo bisogno. Ogni varietà di riso in media per stabilizzarsi necessita di 12 anni di lavoro, tuttavia grazie al fitotrone possiamo dimezzare questi tempi, ottenendo risultati decisamente vantaggiosi». Tutta la ricerca, portata avanti in collaborazione con dipartimenti agroalimentari e università, intende lanciare sul mercato «risi di qualità, che possano soddisfare le esigenze dei risicoltori e dell’industria di trasformazione, offrendo ai consumatori un alimento sostenibile, sano e adatto a chi soffre di diabete».
«Made in Italy pavese da valorizzare»

Valorizzare e proteggere il “Made in Italy”e tutelare il territorio pavese, che ha attraversato una difficile situazione economica a causa della Psa (peste suina africana) e da condizioni climatiche estreme.
TERRITORIO CHE SOFFRE Il vicepresidente del senato Gian Marco Centinaio, pavese di nascita, nel corso dell’assemblea di Confagricoltura Pavia promette di «tutelare una Provincia che possa dare valore al prodotto agricolo e al cui interno gli agricoltori possano sentirsi valorizzati. Dare valore significa fare in modo che i nostri agricoltori abbiano reddito e possano vivere con il loro lavoro. Purtroppo però ci siamo trovati ad affrontare due emergenze: da una parte la Psa che in particolare nella nostra Provincia ha causato danni non indifferenti. Dall’altra, nonostante il territorio pavese sia quello che produce più riso a livello europeo, spesso i grandi produttori preferiscono quello che costa meno rispetto a un prodotto di maggiore qualità come può essere il riso pavese. Anche il nostro vino, quello dell’Oltrepò, non risulta pagato in modo adeguato. Per questo, insieme al governo, mi impegno nel cercare di trovare una soluzione per garantire reddito a chi lavora sulle nostre colline».
DANNI Che l’annata appena conclusa sia stata complicata per il territorio pavese lo ricorda anche Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia: «Abbiamo attraversato un periodo caratterizzato da andamenti meteorologici eccezionali e allo stesso tempo dal diffondersi di epizoozie e fitopatie che hanno influenzato in modo negativo le rese produttive, causando danni economici in tutta la provincia. Sulla vendemmia nel 2024 abbiamo assistito a 16 milioni di euro di danni a causa della peronospora e 600 aziende colpite». Da qui parte la richiesta e l’appello di Sempio: «Gli agricoltori devono essere imprenditori, senza ritrovarsi sempre costretti a fare i conti con impedimenti burocratici. Da parte dell’Unione Europea il cambio di passo nei confronti dell’agricoltura è notevole, ma arrivati al periodo in cui ci troviamo, servono mosse rapide e concrete, non più promesse fini a se stesse».
Per fare un esempio, è chiaro e evidente che il ricorso a prodotti fitosanitari durante i processi produttivi deve essere ridotto, come sta già avvenendo, ma a ogni divieto deve corrispondere una valida alternativa dal punto di vista tecnico e economico.
PROMESSE Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia, in collegamento non ha mancato di rimarcare «gli errori commessi in passato vanno corretti. Le politiche europee del passato sono state miopi nei confronti dell’agricoltura italiana. Infatti stiamo ancora pagando danni che sono conseguenza diretta di una serie di errori del passato e che stiamo cercando di correggere, coinvolgendo anche le associazioni di categoria e agricoltori».
Edoardo Varese

