Caldo record e poca pioggia, la siccità torna a preoccupare il Nord

L’acqua c’è ancora, ma sempre meno. E mentre il caldo continua a stringere nella sua morsa la Lombardia e gran parte del Paese, le riserve idriche si assottigliano settimana dopo settimana, riportando alla mente la grande siccità del 2022. La situazione non ha ancora raggiunto quei livelli di emergenza, ma gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni stanno accelerando il consumo delle risorse disponibili, con conseguenze già evidenti per l’agricoltura e per la gestione dell’acqua.

PP Siccità - trattore

LOMBARDIA E in Lombardia il quadro è in peggioramento. Gli ultimi dati di Arpa evidenziano un deficit delle riserve idriche regionali pari a circa il 40% rispetto alla media del periodo, in aumento rispetto alla settimana precedente. Resta lontano il record negativo del 2022, quando il deficit ha superato il 60%, ma la tendenza preoccupa. «La situazione è seria e merita la massima attenzione» sottolinea l’assessore regionale alla Risorsa idrica Massimo Sertori, ricordando come la mancanza di piogge e le temperature elevate stiano mettendo sotto pressione soprattutto le aree di pianura. Al momento le riserve consentono ancora di sostenere l’irrigazione, ma nelle prossime settimane saranno inevitabili ulteriori limitazioni ai prelievi per il settore agricolo.

CALDO ANOMALO Tuttavia il problema non riguarda soltanto la Lombardia. Secondo le mappe elaborate da Ispra, l’emergenza siccità interessa oggi soprattutto l’intero distretto del Po, coinvolgendo Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna in un’ampia fascia classificata a “severità media”. Una situazione che ribalta il quadro tradizionale, perché se in passato le criticità colpivano prevalentemente il Sud e le Isole, quest’anno Sardegna e Sicilia presentano condizioni decisamente migliori grazie alle abbondanti piogge dei mesi scorsi. A pesare è stato soprattutto il clima anomalo della primavera. Tra marzo e maggio il Nord Italia ha registrato temperature superiori alla media fino a quattro gradi, accompagnate da precipitazioni inferiori anche del 50%, con punte che hanno raggiunto l’80% in alcune aree. Al contrario, il Meridione ha beneficiato di piogge ben più abbondanti.

Secondo la Fondazione Cima, il caldo eccezionale ha inoltre accelerato la fusione del manto nevoso alpino, facendo defluire nel Po, con largo anticipo, una parte importante delle riserve d’acqua accumulate durante l’inverno.

PP Siccità Lomellina - Agogna 1

VENETO E PIEMONTE In Veneto le conseguenze sono già tangibili. La Confederazione italiana agricoltori parla di una grave crisi per il comparto veneziano, con l’entrata in vigore della turnazione d’emergenza per la distribuzione dell’acqua irrigua e molti imprenditori che denunciano una situazione senza precedenti. Così come anche il Piemonte è in forte sofferenza. Circa cento comuni hanno emanato ordinanze per limitare gli usi non essenziali dell’acqua e in numerosi centri montani sono già entrate in funzione le autobotti per rifornire gli acquedotti. La Regione valuta persino la richiesta dello stato di emergenza qualora le condizioni meteorologiche non migliorassero nelle prossime settimane.

FUTURO Lo scenario italiano si inserisce in un contesto europeo altrettanto delicato. Secondo Copernicus, giugno 2026 è stato il secondo più caldo mai registrato nel continente dal 1979. Le previsioni per il trimestre agosto-ottobre indicano una probabilità elevata di temperature superiori alla norma su gran parte dell’Europa, mentre per le piogge permane un quadro incerto. Per questo il monitoraggio delle risorse idriche sarà determinante nei prossimi mesi, con l’obiettivo di evitare che l’attuale situazione si trasformi in una nuova emergenza.

Rossana Zorzato

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