«Le donne vivono più a lungo, ma si ammalano prima e soffrono di più». Con queste parole il dottor Enrico Pusineri, medico chirurgo specialista in cardiologia all’Ospedale Civile di Vigevano, ha aperto il suo intervento all’incontro “Il cuore delle donne”, tenutosi giovedì 23 ottobre al teatro Verdi di Cassolnovo, insieme al dottor Massimo Piredda, nuovo responsabile della Sc Cardiologia di Vigevano. Una serata dedicata alla prevenzione per riflettere sulle differenze di genere in medicina.
PARADOSSO «Per secoli la medicina ha studiato solo corpi maschili: uomini, scimmie maschio, cavie maschio. Le donne sono state escluse dalla ricerca – ha ricordato Pusineri – eppure si ammalano in modo diverso, reagiscono in modo diverso e rispondono ai farmaci in modo diverso. È tempo di cambiare prospettiva». Il cosiddetto paradosso femminile è evidente: se da un lato la donna vive mediamente cinque anni più dell’uomo (88 contro 83), dall’altro la sua aspettativa di vita in salute è più breve. Le prime malattie croniche compaiono spesso già intorno ai 55 anni, prima rispetto agli uomini. Dopo la menopausa, infatti, la riduzione degli ormoni protettivi favorisce l’aumento di colesterolo e pressione arteriosa, l’indebolimento delle ossa e la comparsa di disturbi metabolici.
DATI E in questo le statistiche parlano chiaro. L’ipertensione è più che raddoppiata nelle donne, le patologie della tiroide sono cinque volte più frequenti, l’osteoporosi colpisce sette volte di più, mentre il rischio di Alzheimer è quasi doppio. Le donne si ammalano di più, lamentano più sintomi dolorosi e fanno un uso maggiore di farmaci rispetto agli uomini.
Ma nonostante questo, continuano spesso a essere curate come se fossero uomini, perché la ricerca clinica, nella maggior parte dei casi, è ancora costruita su modelli maschili.
Il dottor Pusineri ha ricordato come anche nelle malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel mondo, la differenza di genere sia cruciale. «Le donne muoiono dieci volte di più per patologie cardiache rispetto al tumore al seno, ma la consapevolezza resta bassa», ha sottolineato. I sintomi dell’infarto, ad esempio, sono spesso atipici. Non sempre dolore al petto, ma affanno, nausea, malessere diffuso. Segnali che le pazienti tendono a ignorare o attribuire allo stress, ritardando la richiesta di aiuto.
PREVENZIONE Eppure la prevenzione fa la differenza. «La prevenzione è la prima medicina – ha concluso Pusineri – Serve ascoltare i segnali, non minimizzarli e chiedere aiuto in tempo. Il cuore delle donne batte in modo diverso, ma merita la stessa attenzione e la stessa cura». La salute femminile, ha concluso, non è una questione “di genere”, ma una questione di giustizia scientifica. Riconoscere le differenze biologiche e sociali è l’unico modo per curare meglio tutti.
Rossana Zorzato


