Glo, questo incompiuto. O meglio uno strumento che funziona solo in parte. il Gruppo operativo per l’inclusione avrebbe dovuto garantire, nelle intenzioni del legislatore, pari opportunità educative per tutti gli studenti, con particolare attenzione a quelli con disabilità. Anche perché questo strumento viene redatto proprio per loro. Ma così non è. Al confronto tra famiglie, docenti e specialisti manca quasi sempre lo specialista, la figura pensata come supporto essenziale per i docenti, a volte smarriti di fronte ad un certo tipo di patologia. Lo sottolineano anche gli stessi dirigenti, anche se con toni più sfumati.
LA PAROLA AI PRESIDI «È sicuramente un ottimo strumento – dice Alberto Panzarasa, dirigente del liceo Cairoli – l’idea è bella, così come la scansione temporale, ovvero i tre incontri annuali che aiutano ad accompagnare l’evolversi dell’anno scolastico. Unico neo è la difficoltà ad organizzarli coinvolgendo tutte le componenti che ruotano attorno all’alunno soprattutto per quanto riguarda gli specialisti della neuropsichiatria infantile che sono pochi e non hanno il tempo per affrontare tutte le riunioni». Dalle superiori alle medie. Giovanna Montagna, dirigente all’Ic di viale Libertà, spiega quello che si sta facendo nella sua scuola. «Il nostro istituto – dice ha istituito il Gli (Gruppo di lavoro di istituto) e il Glo, uno per ogni classe in cui si conta un alunno con disabilità. Ritengo che il Glo sia un momento di confronto e di condivisione molto importante e costruttivo per lo sviluppo educativo e formativo dell’alunno. Vi partecipano i docenti del consiglio di classe, gli educatori e gli specialisti. Tuttavia questi ultimi non sono sempre presenti, e questo può rappresentare un limite all’individuazione delle strategie più efficaci nei casi più complessi». Insomma, il problema è lo stesso nei diversi ordini di scuole. Lo ribadiamo: mancano gli specialisti.
PENSATO PER MIGLIORARE Eppure era nato con delle buone intenzioni: era l’evoluzione dell’ex Glh (Gruppo di lavoro per l’handicap); il Glo si poneva l’obiettivo di trasformare l’inclusione da pratica occasionale a elemento strutturale e permanente della vita scolastica. Il compito del gruppo di lavoro consiste nell’elaborazione di un Piano educativo individualizzato (Pei), al fine di realizzare un ambiente di apprendimento che promuova lo sviluppo delle facoltà degli alunni con disabilità e il soddisfacimento dei bisogni educativi individuati.
COME FUNZIONA Il Glo, secondo quanto disposto dalla legge 104/92 e dal decreto 66 del 2017 è presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato, che nella stragrande maggioranza dei casi è il docente di sostegno. Dovrebbe essere composto da tutti i docenti contitolari della classe ove è iscritto un soggetto con disabilità, dallo psicopedagogista, ove esistente, ovvero dei docenti referenti per le attività d’inclusione, dai genitori dell’alunno con disabilità o chi ne esercita la responsabilità genitoriale, da figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con la classe e con l’alunno con disabilità nonché, ai fini del necessario supporto, dall’unità di valutazione multidisciplinare. Tale composizione è stata poi modificata dal decreto 182 nella misura in cui afferma che il Glo è costituito solo da docenti e dal dirigente che lo presiede, mentre tutti gli altri vi partecipano ma non ne fanno parte.
IL RUOLO DEGLI ESPERTI Su richiesta dei genitori, il dirigente scolastico può autorizzare la partecipazione di un esperto. La suddetta partecipazione ha valore consultivo e non decisionale. Inoltre possono essere chiamati a partecipare alle riunioni del Glo anche altri specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico, (psico-pedagogici e di orientamento) psico-pedagogici, di orientamento e di assistenza specialistica, oltre che i collaboratori scolastici che coadiuvano nell’assistenza di base. Queste le regole essenziali.
Isabella Giardini , Massimo Sala



