Sette genitori su dieci non credono all’efficacia del vaccino contro l’Hpv, ma i dati mostrano che potrebbe prevenire quasi tremila morti l’anno in Italia. Questa l’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, i cui dati relativi al 2024 sono stati presentati in un convegno sulla prevenzione a Roma, dimostrando come la copertura vaccinale contro il papilloma virus in ragazze e ragazzi sia ancora troppo lontana dalla copertura di massa.
DATI Una situazione che denota ancora troppa poca consapevolezza e che è stata indagata dal progetto europeo Perch, di cui l’Iss si è fatto capofila italiano. Alla luce di quanto emerso, non solo scarsa fiducia nell’efficacia da parte dei genitori, ma il 40% degli intervistati dichiara di aver paura degli effetti avversi del vaccino, il 70% rinuncia per la difficoltà a raggiungere i centri vaccinali; mentre 6 intervistati su 10 non sanno che il vaccino è gratuito. Risultato? Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia. Ciononostante,
i dati mettono in luce un miglioramento rispetto al 2023 – si legge nel commento del Ministero della Salute – ma la copertura vaccinale media per Hpv nelle ragazze è al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95% nel 12esimo anno di vita).

DISINFORMAZIONE Se gli effetti avversi sono tra le motivazioni principali che bloccano i genitori dal far fare il vaccino ai figli, la realtà è ben diversa. «La scarsa fiducia dei genitori non si basa su evidenze scientifiche recenti, quanto piuttosto su preoccupazioni legate agli effetti collaterali – spiega la dottoressa Silvia Arrigoni, ginecologa presso l’Ospedale Civile di Vigevano – Le reazioni avverse al vaccino sono in realtà molto lievi, si osservano al massimo un po’ di gonfiore nel punto di inoculo o una leggera febbre, effetti blandi e transitori. Qualche genitore si rifà a studi più datati, risalenti ai primi vaccini bivalenti, che oggi non sono più in uso, o a ipotesi sugli eccipienti, ma la mia esperienza clinica conferma che il vaccino è più che sicuro».
SOMMINISTRAZIONE Importante è anche sottolineare che la vaccinazione non riguarda solo le ragazze, ma anche i ragazzi. «Il vaccino è consigliato e gratuito fino ai 26 anni per maschi e femmine – spiega Arrigoni – e, oltre questa età, rimane disponibile a costi ridotti per categorie a rischio, come donne con displasia cervicale o soggetti con comportamenti sessuali a rischio». La somministrazione ideale avviene a partire dai 12 anni, prima del debutto sessuale. «Fino ai 15 anni sono necessarie due dosi, mentre dopo questa età ne servono tre – continua la ginecologa – Il vaccino protegge contro i ceppi più pericolosi del virus, inclusi il 16 e il 18, e offre una protezione anche contro alcuni altri ceppi ad alto rischio, nonché contro i condilomi genitali, associati a patologie benigne ma molto contagiose».
PREVENZIONE Ma se la sensibilizzazione si fa, la strada da percorrere è ancora molta. «C’è ancora troppa disinformazione, anche tra alcuni medici di base – racconta – Alcuni pensano che, non coprendo tutti i ceppi, non serva vaccinare, ma non è così. Il vaccino induce una risposta anticorpale più efficace di quella naturale, superando i meccanismi con cui il papilloma virus sfugge al sistema immunitario».
Rossana Zorzato


