Hydration breaks, quando i Mondiali di calcio cambiano le regole dello sport

In un’estate sempre più calda dove praticare attività sportiva all’aperto è più un danno che un beneficio, gli hydration breaks sembrano cambiare il volto dello sport. E a dimostrarlo sono le immagini dei Mondiali che hanno portato sotto gli occhi di milioni di spettatori i cosiddetti cooling breaks, brevi interruzioni del gioco pensate per consentire agli atleti di idratarsi e abbassare la temperatura corporea durante le gare disputate con il caldo. Una misura che, secondo un recente intervento pubblicato sulla rivista Nature, può essere davvero efficace se applicata nel modo corretto e solo quando il rischio da calore lo richiede.

EFFETTI E se i presupposti sono più che promettenti, il dubbio che emerge dallo studio della rivista scientifica non è tanto la pausa in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. Le interruzioni infatti dovrebbero essere decise sulla base di parametri scientifici e sfruttate per un raffreddamento attivo, con ombra, asciugamani freddi e bevande fresche, evitando che diventino semplicemente uno spazio dedicato alle indicazioni tattiche o alle esigenze televisive. Un tema che trova d’accordo anche il dottor Alessandro Rubino, medico di medicina generale. «L’introduzione del cooling break è sicuramente un correttivo utile rispetto al passato, quando non esisteva alcuna misura di questo tipo per i giocatori. Tuttavia non dobbiamo commettere l’errore di considerarlo un modello valido per tutti». Il medico invita infatti a distinguere nettamente tra lo sport professionistico e l’attività fisica praticata dalla popolazione generale. «Un calciatore o in generale un atleta impegnato in una competizione internazionale dispone di una preparazione atletica, di uno staff medico, fisioterapico e nutrizionale che non ha paragoni con quelli di una persona comune – spiega il medico di medicina generale –

Per questa ragione non bisogna prendere quei tre minuti come esempio da replicare quando si va a correre, in bicicletta o a giocare a tennis nelle giornate più calde. Un amatore deve prestare maggiore attenzione.

STRATEGIA Si tratta quindi di uno stop del gioco che serve a poco se non è accompagnato da strategie efficaci di raffreddamento. Una logica che vale anche fuori dagli stadi. Pause e idratazione proteggono non solo gli sportivi, ma anche chi lavora all’aperto, dai cantieri ai campi agricoli. E proprio in questi giorni caratterizzati da temperature elevate, il Ministero della Salute raccomanda di limitare l’attività fisica intensa all’aperto nelle ore più calde, anche per le persone giovani e in buona salute, invitando a consultare il bollettino e l’app “Caldo e Salute”. «È questo il messaggio più importante da cogliere – conclude Rubino – Se anche atleti di altissimo livello, seguiti da un’équipe sanitaria specializzata, hanno bisogno di fermarsi per idratarsi e raffreddarsi, significa che il rischio legato al caldo è più che mai reale. Sinonimo che per chi pratica attività sportiva a livello amatoriale la prudenza deve essere ancora maggiore, evitando di esporsi inutilmente nelle ore più calde del giorno e seguendo sempre le indicazioni sanitarie».

Rossana Zorzato

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