Incubo sulla Milano-Mortara: ritardi e soppressioni

Anno nuovo, vecchi disagi sulla Milano-Mortara. Quella di ieri (giovedì 8 gennaio 2026) è stata una giornata da incubo per gli oltre 20mila pendolari che, quotidianamente, dalla Lomellina e dall’Abbiatense raggiungono la metropoli meneghina in treno, con ben 14 convogli soppressi, 10 dei quali totalmente, e quasi la metà delle corse in ritardo.

RITARDI E SOPPRESSIONI A tracciare un bilancio è l’associazione pendolari Mimoal: «Sulla R31 (la linea che da Mortara fa capolinea a Rogoredo, ndr) si sono registrate 21 corse in ritardo, 10 oltre i 15 minuti con punte di 55, 56 e 115 minuti), equivalenti a il 46,6% di ritardi, con il 22,2% oltre i 15 minuti; 10 corse soppresse completamente, il 22,2%, e 4 corse soppresse parzialmente, l’8,8%, per un totale del 31,1% di soppressioni e 46,6% di ritardi. Solo il 22,3% delle corse non ha avuto problemi». Una situazione che fai il paio con quanto registrato sulla stessa linea nei primi sette giorni del 2026: «Sempre sulla R31 dal 1 al 7 gennaio le soppressioni sono state il 7,2% e tutte imputabili a Trenord; oltre il quadruplo di quelle che Trenord stessa prevede».

L’ACCUSA Sebbene sui social e nella “vulgata comune” molti viaggiatori abbiano imputato la recente ondata di disservizi alla chiusura della stazione di Porta Genova con relativo spostamento del capolinea a Rogoredo, non è dello stesso avviso l’associazione Mimoal: «Tutti questi disservizi non sono ascrivibili al cambio di capolinea su Rogoredo ma alla deficitaria organizzazione e gestione di Trenord in primis coadiuvata in alcune occasioni anche dai guasti di Rfi – è l’accusa dell’associazione – gli oltre ventimila viaggiatori della R31 non si meritano questi ripetuti, gravissimi disservizi che rischiano di invogliarli a lasciare il treno per l’auto privata con le relative ricadute di incremento del traffico e inquinamento dell’aria oltre al dilatarsi dei tempi di viaggio. Tutto questo si aggiunge alla già problematica fase di cambiamento delle abitudini in seguito alla chiusura di Porta Genova». Per Mimoal, è ora che la Regioen alzi la voce: «Invochiamo un immediato e perentorio intervento di Regione Lombardia verso l’impresa ferroviaria affinché corregga da subito le modalità tecnico organizzative».

Alessio Facciolo

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