Ipertensione, rischio da non ignorare

Un italiano su sei rischia di morire per l’ipertensione. Questo il dato stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui nel Belpaese sono circa 16.4 milioni gli adulti ipertesi tra i 30 e i 79 anni, una cifra da capogiro che rappresenta il 42% della popolazione adulta in questa fascia d’età. Ma che cos’è l’ipertensione e com’è possibile intervenire precocemente per ridurre i rischi cardiovascolari? A parlarne con L’Araldo, il dottor Rosvaldo Villani, cardiologo.

Rosvaldo Villani

FATTORE DI RISCHIO Una delle condizioni più diffuse nella popolazione, soprattutto con l’avanzare dell’età, l’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. «Esistono due tipi di ipertensione: quella secondaria e quella essenziale o primitiva – spiega Villani – La forma secondaria rappresenta soltanto il 4 o 5% dei casi ed è legata ad altre patologie, spesso endocrinologiche, come problemi alla tiroide. Nel 95% dei casi invece l’ipertensione è detta essenziale perché non si conosce una causa specifica». E con il passare degli anni, la probabilità di sviluppare valori pressori elevati aumenta sensibilmente. «Dopo i 65 anni una buona parte della popolazione presenta pressione alta – continua Villani – e oltre i 70 anni la maggioranza delle persone assume farmaci antipertensivi». Un fenomeno reso ancora più evidente dal progressivo abbassamento dei valori considerati “normali” dalle linee guida internazionali. «Questo perché si è visto che anche una pressione non particolarmente elevata può comunque provocare danni alle arterie», sottolinea il cardiologo.

DANNI E ad essere colpito è soprattutto il sistema cardiocircolatorio, con danni cerebrali e renali e compromissione delle arterie coronariche, tutta una serie di complicanze che possono riguardare anche gli arti inferiori, tra i più esposti ai danni provocati da valori pressori elevati nel tempo. «La pressione alta è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare insieme a diabete, colesterolo elevato e fumo». Da qui l’importanza della terapia farmacologica che negli ultimi decenni ha modificato radicalmente la prognosi dei pazienti.

La terapia antipertensiva riduce in maniera significativa il rischio di ictus, infarto, insufficienza renale e malattie vascolari degli arti inferiori – evidenzia il cardiologo, un risultato dimostrato ormai da molti studi clinici – Già dagli anni Sessanta e Settanta si è visto che trattare l’ipertensione diminuisce gli eventi ischemici cerebrali, quindi gli ictus, ma anche gli infarti e le altre complicanze cardiovascolari.

SINTOMATOLOGIA E uno degli aspetti più insidiosi della pressione alta è però la sua natura silenziosa. «L’ipertensione, soprattutto nei primi anni, è sostanzialmente asintomatica», spiega Villani. Molti disturbi comunemente attribuiti alla pressione, come mal di testa, vertigini o acufeni, in realtà non dipendono direttamente dall’ipertensione cronica. «Ma quello che provoca sintomi sono soprattutto le variazioni rapide della pressione, quando sale o scende improvvisamente». E se la pressione si abbassa bruscamente possono comparire vertigini o svenimenti. «Al contrario, un rapido aumento pressorio può causare cefalea, offuscamento della vista e difficoltà di concentrazione – continua Villani – Tanto che nei casi più importanti si può arrivare anche alla confusione mentale». Per questo motivo il controllo regolare della pressione è fondamentale anche quando si sta bene, così come gli screening cardiologici come quello offerto al centro Life di Vigevano. «Bisogna misurarla e misurarla bene. Non basta una rilevazione occasionale, ma occorre farlo nelle condizioni corrette, in un momento di tranquillità e dopo alcuni minuti di riposo, misurarla quindi idealmente al mattino prima di colazione oppure alla sera, prima di cena». E in questo anche la postura ha la sua importanza: seduti, con la schiena appoggiata, i piedi ben a terra e senza accavallare le gambe. «Le linee guida consigliano di effettuare tre misurazioni nell’arco di cinque minuti – conclude Villani – e il valore da considerare è il più basso, che coincide con il terzo».

Rossana Zorzato

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