La riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, prevista a partire dall’anno scolastico 2026-27, riaccende il dibattito sul futuro della formazione tecnica in Italia. Tra le voci più autorevoli emerge quella del professor Alberto Henin, dirigente scolastico in pensione, per anni ai vertici degli istituti tecnici del territorio, che offre una lettura articolata tra apertura al cambiamento e preoccupazioni operative.
NUOVA OFFERTA FORMATIVA «La riforma Valditara degli istituti tecnici ridefinisce l’offerta formativa con l’intento di colmare il divario tra competenze scolastiche e richiesta del mondo del lavoro», osserva Henin, sottolineando la natura strutturale dell’intervento, pensato anche in coerenza con gli obiettivi del Pnrr. Henin colloca la riforma in una prospettiva storica, richiamando le precedenti trasformazioni del sistema scolastico tecnico.
EXCURSUS STORICO «La mia esperienza di giovane insegnante si era forgiata al tempo dei progetti Ambra, Ergon ed Abacus. Poi, da dirigente, ho vissuto gli anni della riforma Gelmini», ricorda, evidenziando come ogni fase abbia cercato di rispondere alle innovazioni tecnologiche e produttive del proprio tempo. L’approccio del dirigente non è pregiudizialmente critico. Al contrario, riconosce il valore dell’aggiornamento continuo dei percorsi formativi.
Per principio vedo quindi con interesse gli sforzi per tenere al passo coi tempi l’acquisizione di conoscenze e di metodi,
afferma, ribadendo l’importanza di un dialogo più stretto tra scuola, ricerca e mondo produttivo. Un nodo centrale riguarda proprio il rapporto tra teoria e pratica, storicamente problematico nel sistema italiano.
RICUCIRE STRAPPO STORICO «Sono consapevole che uno stretto collegamento delle scuole superiori con il mondo della ricerca possa ricucire lo strappo storico tra la preparazione teorica e le necessità pragmatiche», sottolinea, richiamando anche la sua esperienza successiva nel settore degli Its Academy e della formazione in apprendistato. Tuttavia, l’attuazione concreta della riforma presenta diverse complessità organizzative. «Non è facile far convivere gli insegnamenti di base, il rafforzamento delle discipline STEM, l’internazionalizzazione e una didattica più esperienziale», avverte Henin, evidenziando il rischio di un sovraccarico strutturale nei curricoli. Tra gli aspetti più innovativi viene indicato l’ampliamento dell’autonomia scolastica, considerato uno strumento strategico. «Gli istituti potranno modellare i propri percorsi raggiungendo accordi di partnerariato con università, Its Academy e imprese», spiega, delineando un ecosistema educativo più flessibile e integrato. Non mancano però le criticità sul piano normativo e gestionale, che rischiano di compromettere l’efficacia della riforma.
SCUOLA E IMPRESE INSIEME «Serve una revisione strutturale delle classi di concorso, senza la quale risulta impossibile stabilire con certezza quali docenti abbiano i titoli», denuncia, segnalando un vuoto normativo che incide direttamente sull’organizzazione didattica. Particolarmente delicata è la questione dei tempi di attuazione.
La pubblicazione della normativa a ridosso delle scadenze burocratiche rappresenta un rischio concreto,
afferma, paventando conseguenze negative sulla definizione degli organici e sulla mobilità dei docenti. Da qui la proposta, condivisa da più parti, di un rinvio dell’entrata in vigore. «Mi sembrava quindi ragionevole rinviare di un anno l’avvio delle nuove classi prime riformate», conclude Henin, indicando la necessità di un tempo adeguato per garantire qualità formativa e coerenza organizzativa.
Massimo Sala



