Le mutilazioni genitali femminili non sono una realtà lontana. Con i flussi migratori, il fenomeno è presente anche sul territorio e spesso emerge solo in momenti delicati come la gravidanza. A raccontarlo è Nicla Spezzati, presidente del centro antiviolenza Kore di Vigevano, che invita a non abbassare l’attenzione su un tema ancora poco conosciuto.
FENOMENO «Il problema è molto vivo – spiega Spezzati – Basti pensare che a Milano, all’ospedale San Paolo, esiste un ambulatorio specifico di ginecologia che si occupa proprio di mutilazioni genitali femminili. Anche qui capita che le donne arrivino, ma quasi sempre solo durante la gravidanza quando il personale sanitario si accorge delle mutilazioni. Prima purtroppo non si presentano». Ed è proprio in questa fase che emergono situazioni spesso taciute per anni.
Esistono diversi livelli di mutilazione – prosegue – Ci sono forme meno invasive, ma anche quelle più gravi, come l’infibulazione, che è una pratica devastante, con conseguenze fisiche e psicologiche molto pesanti per le donne che ne sono vittime.

CASI Sul territorio i casi più estremi non sono numerosi, ma non mancano. «Non sono molti, ma ci sono stati, e si scoprono soprattutto durante il parto o le visite ginecologiche». Più diffusi invece interventi meno evidenti, ma comunque lesivi. Un fenomeno che riguarda in particolare alcune comunità straniere. «In Lombardia abbiamo una presenza significativa di donne egiziane e, secondo i dati raccolti, la grande maggioranza ha subito mutilazioni». Il nodo centrale quindi non è solo sanitario, ma culturale. «Queste donne spesso non parlano e non raccontano il loro disagio e spesso il rischio è che la pratica venga ripetuta sulle figlie», sottolinea la presidente di Kore. Per questo il lavoro di sensibilizzazione è fondamentale, ma richiede tempo e delicatezza. «Il pericolo è che se si sentono giudicate, si chiudono ancora più in loro stesse. Bisogna accompagnarle, far capire che il corpo della donna è un valore da tutelare, non da mutilare».
FIDUCIA E così il centro Kore, insieme ad altre realtà, ha iniziato a muoversi anche su questo fronte. «Stanno arrivando nel nostro centro antiviolenza sempre più donne straniere, questo è un segnale positivo perché significa che si fidano di noi. Il passaparola tra loro funziona». L’obiettivo è infatti costruire percorsi condivisi con i servizi sanitari. «Sarebbe importante creare una collaborazione strutturata con la ginecologia dell’ospedale, per diventare un punto di riferimento anche su questo tema». Fondamentale è quindi partire dall’educazione. «Bisogna parlarne anche nelle scuole perché dobbiamo diventare tutti più consapevoli. Queste pratiche non sono solo “altrove”, oggi sono anche qui».
5XMILLE Un lavoro complesso, che richiede risorse adeguate. «Il 5xMille per noi è fondamentale – conclude Spezzati – Seguiamo le donne per anni, con percorsi lunghi che includono supporto psicologico, autonomia lavorativa e abitativa. È un impegno enorme, ma necessario per restituire loro una vita libera».
Rossana Zorzato


