Nuova ordinanza per i distretti suinicoli

Mentre aumenta la preoccupazione di agricoltori e allevatori per la Peste suina africana, lo scorso 10 maggio il commissario straordinario Vincenzo Caputo ha firmato una nuova ordinanza che punta soprattutto sui nuovi distretti suinicoli, vale a dire zone dove maggiore è la concentrazione di allevamenti di suini, in cui non sarà prevista la presenza di cinghiali.

NUOVE MISURE L’ordinanza disciplina anche la figura dei bioregolatori, le figure che hanno il compito di gestire le carcasse di cinghiali, potenzialmente infette e contagiate da Psa, rispettando tutte le norme di sicurezza previste. Inoltre si potrà portare a casa, ma solo per autoconsumo, un cinghiale cacciato in zone di infezione, solo a condizione che non risulti positivo al virus. Nelle zone classificate come “II” rimane il divieto di praticare l’attività venatoria in più di tre persone e con più di tre cani per cacciatore o gruppi di cacciatori. La provincia di Pavia attualmente presenta comuni che rientrano in “zona di restrizione I” ovvero aree ad alto rischio senza però la presenza di focolai di Psa, e di “restrizione II”, cioè zone all’interno delle quali si è registrata la positività al virus solo nei cinghiali.

I TIMORI La preoccupazione maggiore però, che accomuna gli allevatori, è quella legata alla vendita dei prodotti suinicoli a prezzi «decisamente più bassi rispetto a quelli sul mercato – evidenzia Paola Fugagnoli, direttore di Cia Pavia – ormai è da mesi che le aziende del territorio pavese risultano fortemente penalizzate da questo aspetto. Inoltre alcuni Paesi esteri stanno imponendo il blocco all’importazione di prodotti provenienti da aree di restrizione o derivati da carne trasformata da aree di restrizione. Questo è l’effetto che preoccupa maggiormente gli allevatori e tutti gli altri operatori della filiera suinicola». La richiesta principale è quella di differenziare le restrizioni, separando «l’andamento dell’epidemia nel selvatico, quindi nei cinghiali, da quello del domestico, visto che da mesi, ormai, non si rivelano più casi di positività negli allevamenti. L’azione di Regione Lombardia procede in questa direzione ed è ciò che Cia auspica. Ulteriore passaggio fondamentale è proseguire e potenziare il depopolamento della fauna selvatica, maggiore vettore del virus».

PROPOSTA Il 23 maggio sarà portata in Commissione la proposta di Alessandro Beduschi, assessore regionale all’Agricoltura, di considerare in modo differente l’infezione tra i cinghiali e quella riscontrata negli allevamenti suini e di pensare a un nuovo sistema di suddivisione delle zone di restrizione, un passaggio per tornare a vendere prodotti suinicoli da una parte e ricevere indennizzi per coprire le perdite economiche subite nel corso di questi mesi dall’altra. «Fondamentale sarebbe prevedere e trovare la copertura economica per ulteriori indennizzi – conclude Fugagnoli – vista la vendita sotto costo da parte degli allevatori pavesi che ormai continua da più di sei mesi. Il rischio di chiusura di tanti allevamenti continua a essere alto, con l’impatto che ciò determinerebbe in termini occupazionali e per l’indotto. Queste aziende sono sempre state solide e parte di una filiera d’eccellenza italiana, quella dell’area Dop di Parma».

Edoardo Varese

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