Peste suina, 13.5 milioni per sostenere gli allevatori

«Le aziende hanno bisogno di soldi se vogliono riuscire a sopravvivere: i danni che stanno subendo sono davvero notevoli!». Preoccupazione che non accenna a diminuire quella che circola tra gli allevatori e le associazioni di categoria in merito alla diffusione della peste suina. Lo Stato si impegna a stanziare 13.5 milioni di euro in modo da sostenere gli allevatori che sono stati colpiti dalle misure di restrizione per impedire l’ulteriore propagandarsi del virus. «La situazione epidemiologica al momento è sotto controllo – spiega Carlo Emilio Zucchella, presidente di Cia Pavia – ma si continuano a ritrovare cinghiali infetti e c’è davvero preoccupazione per il futuro. A oggi inoltre i soldi che sono stati stanziati dallo Stato non sono ancora arrivati in mano alle aziende agricole. Sappiamo che il governo è intenzionato a mettere questi soldi a disposizione degli allevatori, tuttavia non sappiamo né quando né come arriveranno. Ciò che lascia più preoccupati sono proprio questi aspetti».

TIMORI Preoccupazione dal punto di vista economico, che si aggiunge a quella dei suini che, pur essendo destinati alla macellazione, attualmente devono rimanere bloccati all’interno degli allevamenti: «Questa è una questione davvero spinosa – prosegue Zucchella – se continuano ad accumularsi sempre più suini all’interno degli allevamenti non so in che modo si potrà riuscire ad andare avanti. Sono davvero molto scettico, non posso negarlo: allo stato attuale delle cose tutto si regge sulle spalle delle aziende. E’ un problema economico troppo grande e da sole non possono più andare avanti: per riuscire ad aiutare in modo completo gli agricoltori servirebbero centinaia di milioni di euro, ma non credo che al momento ci sia una disponibilità che possa coprire danni così importanti».

SOLUZIONI Un vero e proprio circolo vizioso dal quale risulta difficile riuscire a trovare una via d’uscita: «La politica spesso e volentieri si muove con tempi molto diversi rispetto a quelle che sono le reali esigenze dettate dalla quotidianità. I tempi purtroppo sono contingentati. Lo abbiamo visto più e più volte in passato, anche nel 2022, quando ci siamo trovati costretti a fare i conti con l’emergenza legata alla siccità. Lo stiamo vedendo anche ora con la peste suina». Cosa è necessario fare? «Adesso – conclude il presidente di Cia Pavia – diventa necessario e fondamentale destinare entro il minor tempo possibile le carni ai macelli designati. Inoltre occorre quanto mai integrare i guadagni che le aziende agricole non stanno percependo con una forma di sostegno concreta. Gli allevatori hanno comunque un disperato bisogno di poter tornare a lavorare in condizioni di normalità». L’impressione è che anche gli stessi operatori del settore abbiano a lungo sottovalutato il rischio, insieme agli stakeholder del turismo venatorio.

Edoardo Varese

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