Stanchezza persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione e un senso diffuso di malinconia. Non semplice tristezza, ma questi sono solo alcuni dei segnali comunemente associati allo stress da rientro, spesso definito anche post-vacation blues. Non si tratta di una malattia, ma di una risposta dell’organismo al brusco cambiamento di ritmi e abitudini.
STRESS Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo stress è una reazione naturale a situazioni percepite come impegnative o difficili. Diventa però un problema quando è intenso o prolungato e incide sul benessere psicofisico. Il ritorno al lavoro o alla quotidianità dopo le ferie rappresenta proprio uno di quei momenti in cui il contrasto tra il periodo di riposo il cambio di alimentazione e la ripresa degli impegni può generare disagio. Secondo il dottor Giorgio Rubino, medico di medicina generale, durante le feste è normale concedersi qualche eccesso a tavola e uscire dalla routine quotidiana, senza però trasformare questo momento in una fonte di ansia.
È inutile colpevolizzarsi – spiega – così come non ha senso sottoporsi subito a esami del sangue di controllo. Glicemia, colesterolo e valori epatici risentono inevitabilmente degli eccessi alimentari e vanno valutati a distanza, almeno dopo il 20 gennaio, se si tratta di controlli di routine.
RISCHI Il consiglio è quello di evitare reazioni estreme o improvvisate, come diete “fai da te”, digiuni intermittenti o regimi alimentari sbilanciati seguiti senza controllo medico. «Chi ha problemi seri lo sa e tende già a regolarsi», sottolinea Rubino, mettendo in guardia anche da soluzioni commerciali o pasti sostitutivi pubblicizzati come scorciatoie. Per contrastare stress e nervosismo da rientro, l’indicazione resta semplice e accessibile a tutti, ovvero riprendere gradualmente l’attività fisica. «Non servono grandi prestazioni – continua – anche una camminata di mezz’ora a passo sostenuto, tre o quattro volte alla settimana, compatibilmente con i tempi di lavoro e famiglia, rappresenta un beneficio concreto per corpo e mente».
FRAGILITÀ Va ricordato che lo stress da rientro non colpisce tutti allo stesso modo. Può infatti risultare più marcato in chi vive già situazioni di pressione lavorativa o personale, ma anche per chi vive con fragilità emotive pregresse. Nella maggior parte dei casi, i sintomi tendono ad attenuarsi nel giro di pochi giorni o settimane. Quando invece il disagio persiste, chiedere il supporto di un professionista rappresenta un primopasso di tutela della propria salute.

Motta: «Consentiamoci la gradualità e le pause»
Rientro al lavoro, a scuola o nella nostra routine quotidiana: come renderlo meno faticoso e stressante? Ce ne parla la psicologa e psicoterapeuta Antonella Motta. «La parola d’ordine potrebbe essere “permettere” e “concedersi” soprattutto. Permettiamoci la gradualità, di non essere sempre al top, di essere umani, senza rincorrere gli eventi. Non dimentichiamoci che il ritorno forzato a rispettare orari incalzanti può alterare la qualità del sonno, influenzando l’umore e le relazioni sociali. Quindi, per affrontare al meglio il rientro dobbiamo usare qualche piccolo accorgimento, per esempio: ricominciare gradualmente per non farsi travolgere dagli impegni lavorativi lasciati prima delle feste, prendersi delle micro-pause durante la giornata quando se ne sente il bisogno;
riprendere con un po’ di movimento, vedere il rientro come un’opportunità magari per fare nuove esperienze, ma anche per ritrovare gli amici di sempre.
La dottoressa Motta spiega anche che «il rientro dopo le vacanze natalizie può sembrare molto faticoso. Nelle festività il nostro ritmo si modifica tra cene fuori, uscite e viaggi. Dopo aver trascorso questo periodo di vacanza ripartire sembra “troppo” impegnativo, infatti si parla di stress da rientro. Si tratta di una condizione momentanea che porta malessere generale e che si manifesta con stanchezza, senso di irrequietezza e ansia. Quando riprendiamo la nostra quotidianità riprendiamo il nostro consueto meccanismo di vita che ci stritola perché è troppo pieno ma anche, e soprattutto, perché è meccanico, ripetitivo, involontario, e non ha posto per gli imprevisti, così come non ha posto per le pause, quelle che invece dobbiamo crearci noi».
Rossana Zorzato, Isabella Giardini


