Quando la “maturità” arriva tardi

«Tutti credevano che fossi un professore». Così Pier Antonio Gallesi, 53 anni, di professione pianista, commenta il suo esame di maturità al liceo Adelaide Cairoli di Pavia. «L’ho deciso – racconta Pier – per mettere a posto un percorso rimasto aperto troppi anni: ero rimasto al quarto anno di Conservatorio, poi ho iniziato a lavorare, e adesso c’è questo percorso del liceo musicale. Ho dato l’esame di ammissione, mi hanno abbuonato quattro anni e ammesso al quinto». Ma sono tanti gli studenti “over” che s’incontrano nei corridoi delle scuole durante gli esami: persone che, per il lavoro, i casi della vita, irrequietezza giovanile, scarso peso dato allo studio hanno rinunciato a concludere il percorso scolastico per riprenderlo poi ad anni di distanza ancora una volta per i motivi più disparati. Il lavoro, la famiglia, una sorta di rivalsa, perfino la musica.

PER LA MUSICA Gallesi ha svolto la prova di italiano il 19 giugno su “Riscoprire il silenzio” di Nicoletta Polla Mattiot. Per la materia specifica, il 20 giugno, l’analisi di un brano di Francis Poulenc, e il 24 prova di strumento. «Ho scelto uno degli ultimi brani composti da Beethoven, “Addio al piano”, poi Debussy con “Arabesque”, e “La ballata di Mackie Messer” di Kurt Weil al piano recitandola in italiano e poi cantandola in tedesco. La giuria era ammirata, mi hanno riconosciuto crediti in più e tutti mi hanno messo a mio agio». Il primo luglio ci sarà l’orale: come ci si sente, preoccupati o sereni? «Una via di mezzo: essendo un uomo adulto sono un po’ tranquillo perché gli insegnanti hanno la mia età, ma al tempo stesso sono sempre un allievo quindi un po’ di agitazione di fondo c’è. Lo consiglio a tutte le persone adulte: riprendere in mano gli studi riallena il cervello più di tanti esercizi mentali. Vorrei fare musicologia all’università di Pavia che è appoggiata a Cremona».

Questo mi aprirebbe la possibilità di un master in psicologia della musica a Pavia, uno dei pochi in Italia.

SACRIFICI Samuele Faraon, studente lavoratore di vent’anni, ha appena finito la sua maturità col percorso multidisciplinare. «Parlare di futuro è una cosa molto soggettiva per qualsiasi maturando – racconta Faraon – perché molti non hanno ancora idea di che cosa il futuro ci può riservare. Nonostante tutto, il diploma di maturità credo sia un traguardo importante, soprattutto nel mondo lavorativo. Al giorno d’oggi, senza diploma si fa davvero tanta fatica anche a trovare la più semplice delle occupazioni, quindi averlo riesce a dare un minimo di versatilità in più». Samuele ha concluso il suo percorso di studi in meccanica, che rispecchia anche quella che è diventata la sua professione. «Avevo iniziato la mia carriera scolastica con il liceo scientifico delle scienze applicate, con informatica e latino, ma poi ho cambiato con il liceo di scienze applicate classico. Dopo aver perso un anno, ho deciso di cambiare indirizzo, andando a seguire un corso serale di meccanica, anche perché nel frattempo avevo trovato lavoro nel settore metalmeccanico. È stata quindi una scelta che rispecchiava nel miglior modo il mio percorso lavorativo, una decisione che ha comportato sacrifici, ma per cui ora voglio festeggiare».

Dz, Rz.

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