Nel mese di Ramadan, non c’è famiglia musulmana che non si raduni attorno a un tavolo tutta assieme, a un’ora precisa. «La rottura del digiuno è a quell’ora, non a un’altra: e la necessità, anche solo di bere un bicchiere d’acqua, impone di ritrovarsi assieme». È una circostanza che sembra essere di grande sacrificio: ma Marco Omar Aldrigo, membro della comunità islamica di Mortara, la racconta con uno spirito positivo: la privazione fisica non è fine a sè stessa, ma comporta un beneficio spirituale, con famiglie e comunità che si riuniscono e si ricompattano nel segno della preghiera.
MESE LUNARE «Quello di Ramadan viene definito un mese di digiuno, ed è vero, anche se sarebbe più corretto definirlo di astensione – spiega Aldrigo – è uno dei cinque pilastri dell’Islam, e vale sia per i ricchi sia per i poveri: senza praticarlo, non ci si può considerare musulmani». Certo, esistono delle eccezioni in casi particolari (per le donne in gravidanza, per i malati, per i viaggiatori), ma l’astinenza dall’alba al tramonto da cibo e acqua, da rapporti sessuali e da tutti i piccoli “peccati” quotidiani è una parte fondamentale dell’identità di un musulmano: d’altra parte, è nel mese di Ramadan che è avvenuta la cosiddetta rivelazione coranica, la “Notte del destino”, quando l’angelo Gabriele rivelò a Maometto il Corano. In questo 2026 l’inizio di questo periodo è coinciso con quello della Quaresima cattolica: una circostanza peculiare, visto che il Ramadan segue un calendario lunare, e varia di anno in anno. A seconda del periodo, è più o meno faticoso per i fedeli:
D’estate con le giornate più lunghe si avverte di più – è il commento di Omar Aldrigo – e più si va a nord, più è dura: a me è capitato di farlo a Parigi… i più fortunati sono quelli all’equatore, dove le differenze sono minime. Le due ricorrenze, fondamentali per entrambe le religioni, hanno dei punti di contatto.
PURIFICAZIONE «Il Ramadan è un mese di astensione, ma anche di concentrazione spirituale, di ricarica – conferma Aldrigo – come quella che Gesù, guardando alla Quaresima, ha fatto nei suoi quaranta giorni nel deserto. L’origine è molto simile: si tratta di un periodo di purificazione sia fisico sia spirituale». Per Aldrigo, la sofferenza, l’obbligo materiale di astenersi, induce a concentrarsi sul proprio lato più interiore: «Anche – scherza – se hai la spiritualità di una sbarra di ferro». Ed è proprio l’unione di quei due momenti, di quei bisogni fisici e spirituali, che aiuta le famiglie a riunirsi, le comunità a pregare assieme: «Il mese di Ramadan è un mese di preghiera, e oltre alle cinque obbligatorie ce ne sono altre specifiche di questo periodo. Non solo in casa, ma anche alla moschea, c’è sempre una grande partecipazione, anche di chi frequenta poco durante il resto dell’anno. È un modo per reincontrarsi, un rafforzamento spirituale per la propria comunità». Esprimendo anche generosità per chi ha di meno: «Alla comunità di Mortara, per tutto il mese, ogni sera vengono preparati 70 pasti per chi non può permetterselo. E anche a Vigevano ce ne saranno un centinaio: è tutto lavoro di volontari, che lo fanno senza chiedere niente in cambio». Trovarsi assieme, uniti dopo aver condiviso astensione e preghiera: è questa l’essenza del Ramadan, ben sisintetizzata da un proverbio islamico: «Il credente è colui che tiene in equilibrio fisico e spirito».
Alessio Facciolo



