Scuola / Sospensioni in sospeso

Con l’anno scolastico in corso entra pienamente in vigore una delle riforme più incisive degli ultimi anni in materia di disciplina. I nuovi regolamenti (DPR 134 e 135 dell’agosto 2025), in continuità con le misure già introdotte nel precedente anno scolastico, riscrivono il senso stesso della sospensione: non più un allontanamento punitivo, spesso percepito dagli studenti come una pausa inattesa, ma un tempo obbligato di presenza, responsabilità e crescita civile. Al centro, un principio che ribalta la logica tradizionale: la scuola non deve escludere, ma educare e reinserire.

OBBLIGO FORMATIVO La novità più radicale riguarda le sospensioni superiori ai due giorni, che non potranno più essere scontate a casa. Gli studenti resteranno a scuola, impegnati in attività guidate o, nei casi più significativi, coinvolti in percorsi di cittadinanza attiva presso enti esterni convenzionati. L’obiettivo è chiaro: evitare il “vuoto educativo” e trasformare la sanzione in un’occasione per comprendere l’errore e ripararlo.

Non basta allontanare chi sbaglia – ricorda il Ministero – occorre accompagnarlo in un percorso che lo aiuti a rientrare nella comunità scolastica con maggiore consapevolezza.

Un approccio che prevede il coinvolgimento delle famiglie e, quando necessario, dei servizi sociali. Le nuove norme riportano il voto in condotta al ruolo di elemento decisivo del percorso scolastico. La previsione più drastica riguarda il 5 in condotta, che comporta automaticamente la bocciatura. Con il 6, invece, lo studente dovrà sottoporsi a un elaborato specifico e sarà il consiglio di classe a valutare l’ammissione all’anno successivo. Un segnale forte contro bullismo, cyberbullismo e atteggiamenti di disimpegno.

LE CRITICITÀ Se sul piano dei principi la riforma raccoglie un consenso diffuso, è sul terreno pratico che emergono le difficoltà maggiori. Il dirigente scolastico Massimo Camola (Ic Via Valletta Fogliano) sintetizza così le perplessità: «Siamo d’accordo sugli obiettivi, ma non si è pensato alla gestione quotidiana». Il primo nodo riguarda la retribuzione dei docenti chiamati a seguire gli studenti sospesi. Il compenso graverà sul Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, già insufficiente a coprire molte attività aggiuntive. Una scelta che rischia di ridurre le risorse per progetti già avviati o di non incentivare adeguatamente gli insegnanti. Il secondo punto critico riguarda gli enti esterni: le Regioni, come la Lombardia, non dispongono ancora degli elenchi delle associazioni accreditate a prendere in carico gli studenti sospesi. Senza convenzioni attive, le scuole devono trattenere gli studenti al proprio interno, garantendo sorveglianza e attività dedicate senza fondi aggiuntivi. Anche la dirigente Elda Frojo, dell’Its “Luigi Casale”, evidenzia la complessità del quadro: reperire enti disposti a prendersi in carico studenti sospesi non è semplice, soprattutto in territori con numerose scuole e risorse limitate. Nel frattempo, la responsabilità resta in capo ai docenti.

Io non posso lasciare uno studente da solo — osserva — e devo trovare un insegnante disponibile e retribuirlo per seguirlo. Ma senza risorse adeguate tutto diventa difficile.

Frojo richiama il modello francese, dove esiste un gruppo specifico di docenti formati per la rieducazione disciplinare. Una struttura stabile, oggi assente nel sistema italiano. Insomma, senza investimenti adeguati e senza una rete di enti esterni pronti a collaborare, secondo gli addetti ai lavori le scuole rischiano di ritrovarsi sole, costrette a improvvisare.

Isabella Giardini; Massimo Sala 

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