Con l’arrivo delle alte temperature e delle giornate trascorse lungo le rive del Ticino, torna puntuale il richiamo alla prudenza. La tentazione di cercare refrigerio nelle acque del “fiume azzurro” è forte, ma il Ticino continua a nascondere insidie spesso sottovalutate.
VITTIME Non a caso, l’ultimo episodio di annegamento è avvenuto lo scorso 17 giugno. Un uomo di 33 anni, di origini tunisine e residente a Vigevano, è morto dopo essere entrato in acqua all’altezza della spiaggia in fondo a via San Giovanni, poco prima della lanca Ayala. Alcuni presenti lo hanno visto agitare le braccia nel tentativo di chiedere aiuto, prima di sparire tra le correnti. L’allarme è stato lanciato immediatamente, ma le ricerche dei vigili del fuoco si sono concluse con il recupero del corpo senza vita, rimasto incastrato nella vegetazione sommersa. Si tratta della seconda vittima nel giro di poche settimane. Sempre nella città ducale lo scorso primo giugno aveva perso la vita un giovane di 23 anni nella zona del nuovo ponte.
SICUREZZA E proprio i mulinelli, le buche improvvise, i cambi di profondità e la forza della corrente rappresentano alcuni dei principali pericoli del Ticino, ragion per cui sensibilizzazione e sicurezza sono i punti principali per evitare ulteriori incidenti. Nonostante le recenti tragedie, «sono soddisfatto dello sforzo che ho chiesto all’ente, alle Guardie Parco e ai volontari, impegnati a presidiare le spiagge nei weekend – spiega Ismaele Rognoni, presidente del Parco del Ticino – Lo stiamo facendo da Pasquetta e i risultati sono importanti». Un’attività che, secondo il presidente, ha contribuito a ridurre sia le sanzioni, sia l’abbandono dei rifiuti.
A Vigevano l’esempio più evidente è la spiaggia del Sayonara, oggi praticamente libera dai rifiuti, in netto contrasto con gli oltre 2 mila chili abbandonati lo scorso anno.
DIVIETO E se l’ente Parco può mettere in campo presidi nelle spiagge più frequentate, diverso è per il divieto di balneazione. «Per quanto riguarda il divieto di balneazione, i motivi sono prevalentemente igienico-sanitari e sono le Ats a esprimersi in merito. Successivamente le amministrazioni comunali traducono queste indicazioni nelle ordinanze che impongono il divieto di balneazione – continua Rognoni – L’ente Parco del Ticino non ha competenza giuridica o amministrativa su questo aspetto». Nel frattempo però il Parco porta avanti un’attività di sensibilizzazione su quelli che sono i principali pericoli del fiume. «Quello che facciamo, anche attraverso i nostri canali social e il prezioso lavoro dei volontari durante i controlli nei fine settimana, è cercare di far capire quali siano gli altri motivi che rendono pericoloso il fiume azzurro – conclude il presidente – Sono soprattutto motivi fisici e morfologici e per questo è importante far conoscere a più persone possibili quanto possano essere insidiosi i mulinelli».
Rossana Zorzato



