Una vita da corriere: «Sempre di corsa per i vostri pacchi»

La giornata è intensa: alle 8 di mattina si comincia con il recarsi al centro smistamento dei pacchi e delle buste in modo da caricare sul proprio furgone tutto ciò che dovrà essere consegnato ai clienti. Si fa un’attenta verifica quelli che devono essere i prodotti da far giungere a destinazione con modalità prioritaria, servendosi anche dei Qr code. Si suddividono le merci da consegnare da quelle da ritirare. Alle 9 in punto si è pronti per partire, si avvia il motore e ci si mette alla guida e ci si appresta a raggiungere le destinazioni previste dalla tabella di marcia. Essere un corriere significa avere sulle proprie spalle una serie di responsabilità.

A BORDO CON UN CORRIERE E questo Jheyson Gonzales, corriere Sda che dalla sede centrale della Sda Express Courier si sposta tra Dorno, Garlasco, Alagna per consegnare e ritirare pacchetti di ogni genere, lo sa benissimo. L’Araldo ha voluto accompagnarlo nell’arco di una sua giornata lavorativa, in modo da capire i sacrifici e l’impegno che deve mettere in atto chiunque svolga questa professione. Rimanere costantemente vigili sia alla guida sia per garantire l’integrità della merce e dei prodotti destinati ai clienti, comunicare costantemente con questi ultimi, organizzare il deposito della merce e gestire il monitoraggio della consegna, in modo da facilitare il lavoro di tutto il team. Tanto lavoro che richiede inevitabilmente altrettante responsabilità.

CONSEGNE E RITIRI L’organizzazione della giornata è determinata tenendo conto del numero di ritiri e di consegne da eseguire e dalla loro collocazione geografica nella città di lavoro. Uno dei fattori più difficili da tenere in considerazione nella pianificazione è il traffico, incubo per i corrieri che lavorano nelle grandi città o per quelli che devono spostarsi da un centro all’altro per ultimare le proprie consegne. E questo in particolare è il caso di Jheyson Gonzales: «Sono in Sda da 5 anni – racconta – mentre è da 9 anni che sono un corriere. Ormai le persone mi conoscono e si fidano di me. Conosco i territori di mia competenza e non ho più bisogno del navigatore per orientarmi. Questo è un ulteriore elemento di vantaggio, che mi consente di risparmiare tempo. Consegno pacchi a officine, grandi aziende, farmacie, banche e cascine».

SENZA SOSTE Per riuscirci occorre non fermarsi mai: «E’ un incarico dispendioso e frenetico, non ci sono pause pranzo effettive. Normalmente porto con me una scodella di pasta, che mangio verso mezzogiorno o le tredici, quando ho portato a termine le mansioni del mattino. Duole dirlo ma non possiamo nemmeno andare in bagno». La cosa non sembra pesare a Gonzales, secondo cui «Con la giusta dose di organizzazione, ad ogni modo, il mio lavoro può essere svolto senza particolari problemi». Qualche piccolo imprevisto fa comunque parte del mestiere. Tra chi non è reperibile e chi costringe a un’attesa di anche 15 minuti per ritirare un pacco. Non manca nemmeno chi non provvede a comunicare in modo corretto

il luogo in cui ritirare l’ordine eseguito – sottolinea Gonzales – spesso i clienti si lamentano perché non arriviamo in orario, quando in realtà attraverso il codice spedizione possono tracciare in tempo reale l’andamento di una consegna. Per fortuna esistono anche persone che riconoscono il mio impegno e i miei sacrifici.

SACRIFICI RIPAGATI Fare il corriere non è per tutti: «La paga è buona, percepisco 2232 euro al mese, ma si deve essere consapevoli che i rischi sono tanti. Per esempio, se il furgone subisce danni siamo noi a doverne rispondere. In mattinata faccio anche tra le 90 e le 95 consegne. Ricordo di quando qualcuno dopo nemmeno 4 giorni di lavoro, ha deciso di mollare. E’ un lavoro frenetico, ma lo stipendio è buono». Completate le consegne e ultimati i ritiri, si torna in sede per effettuare il rendiconto, per contare i soldi e verificare l’incasso totale. «Normalmente alle 17 sono già libero e posso tornare a casa dalla mia compagna e da mia figlia. Un vantaggio di questo lavoro è che il sabato e la domenica, salvo rare eccezioni, posso rimanere completamente a riposo».

Edoardo Varese

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