Il pullman che riparte all’alba, i panini preparati dalle mamme, l’appello urlato dai prof: la gita scolastica è tornata. E non solo è tornata, ma corre più veloce di prima. Dopo lo stop della pandemia e anni di incertezze, il turismo scolastico in Italia ha superato i livelli pre-Covid: nell’ultimo anno quasi tutti gli insegnanti hanno organizzato almeno un’uscita didattica, un balzo importante rispetto al 72% dell’anno precedente.
LA BUROCRAZIA NON È IN GITA Ma accanto al fermento c’è il lato meno romantico: la burocrazia. Il nuovo Codice degli appalti ha imposto alle scuole di muoversi come se fossero grandi stazioni appaltanti, qualificandosi per spese oltre i 140mila euro. Una gabbia che rischiava di inceppare tutto. Per questo l’Autorità anticorruzione (Anac) è intervenuta con la cosiddetta deroga “Salva-Gite”: fino al 31 maggio dello scorso anno gli istituti potevano gestire autonomamente l’acquisizione dei codici di gara, almeno per i servizi legati ai viaggi. Un salvagente temporaneo, in attesa che gli Uffici scolastici regionali diventino – nelle intenzioni del Ministero – i nuovi registi delle procedure.
SOLDI, BANDI E CONTRIBUTI Anche il portafogli pesa. I costi di trasporti, alberghi e attività continuano a crescere, e non tutte le scuole riescono a sostenerli. In Campania è stata introdotta una procedura telematica per chiedere contributi fino a 3.500 euro per istituto. Un aiuto, certo, ma non sufficiente a coprire tutto. Intanto il Ministero ha messo sul tavolo 50 milioni per le famiglie meno abbienti, per evitare che la gita diventi un lusso.

LE VOCI DEL SETTORE Le associazioni del turismo organizzato alzano la voce: «Le gite scolastiche non sono un appalto tradizionale», denunciano, preoccupate da regole rigide e tempi incompatibili con un settore fatto di adesioni dell’ultimo minuto e prezzi che oscillano di giorno in giorno. Molti dirigenti scolastici, temendo complicazioni e rincari, valutano persino di rinunciare ai viaggi. Sarebbe una sconfitta per tutti: studenti, famiglie, agenzie.
GITE A KM ZERO Non mancano però le sperimentazioni: in Basilicata hanno preso piede viaggi esperienziali, dove l’apprendimento si fa sul territorio, tra laboratori, musei diffusi e percorsi all’aperto. In Campania invece si punta su bandi regionali per incentivare le scuole a restare nella propria terra, riducendo spese logistiche e valorizzando le eccellenze locali.
LE INCOGNITE FUTURE Insomma, tra autobus pieni e faldoni di carte, il turismo scolastico italiano vive una stagione di entusiasmo ma anche di incognite. La vera sfida sarà trasformare questa rinascita in corso in un modello sostenibile, capace di resistere ai costi, alla burocrazia e persino al clima. Per ora, però, la gita resta un rito collettivo: zaini in spalla, biglietto in mano e quella magia irripetibile che nessuna normativa potrà mai mettere a bando.
E I DIRIGENTI COSA DICONO? Giovanna Montagna ds IC di viale Libertà dice: «Noi per ora siamo un’isola abbastanza felice, già da qualche anno abbiamo ripreso con le cosiddette uscite didattiche sul territorio per gli alunni dell’infanzia, uscite didattiche/visite guidate di un giorno per gli alunni di primaria e viaggi di istruzione di due giorni per la secondaria. Abbiamo anche ripreso il progetto scuola in montagna, con lezioni di sci; i soggiorni all’estero di lingua inglese e spagnola. Le adesioni sono state ottime». Massimo Camola ds IC via Valletta Fogliano, aggiunge che «la scelta di arricchire l’offerta formativa con uscite didattiche e viaggi di istruzione è diventata un’ordinaria necessità anche per gli Istituti dell’obbligo. Risulta evidente la difficoltà di organizzare queste attività dovendo trovare un difficile punto di equilibrio tra interesse didattico e disponibilità economica. Sovente siamo di fronte a proposte “bottom-up”: che partono e sono caldeggiate dalle stesse famiglie, ma bisogna comunque riuscire a garantire, e non è facile, la massima possibilità di partecipazione anche agli alunni meno abbienti». Alle superiori, invece, per Elda Frojo ds Its “Luigi Casale” «per una scuola con indirizzi come turistico, relazioni internazionali e marketing, i viaggi di istruzione e gli stage linguistici possono essere davvero fondamentali e non vorremmo privare i nostri studenti di questa opportunità. Esiste un’incertezza sulle procedure da attivare per questi viaggi: stiamo attendendo indicazioni a livello ministeriale. Affidare i viaggi di istruzione a una stazione committente mi sembra complicato, stare entro i 140mila euro e organizzare viaggi per tutte le classi è difficile. La scuola non può essere considerata alla stregua di altre amministrazioni pubbliche». Alberto Panzarasa ds liceo “Cairoli” sottolinea: «I viaggi di istruzione andrebbero rivisti da punto di vista pedagogico-didattico. Se si vuole dare un senso a questo viaggio occorre organizzarlo in modo tale che abbia una effettiva e forte ricaduta sulla programmazione didattica. Noi stiamo provando, con buoni risultati, a valorizzare esperienze come gli stage linguistici, gli scambi con altre realtà europee. Assurda la situazione creata dal nuovo codice degli appalti che rischia di paralizzare la programmazione, dopo anni dall’emissione del nuovo codice non si è ancora trovata una soluzione».
Isabella Giardini , Massimo Sala

