Povertà e disagio mentale si alimentano a vicenda, in un vero e proprio vortice. È quanto emerge dal recente rapporto di Caritas Italiana, che segnala un aumento del +154% dei disturbi depressivi tra le persone seguite nell’ultimo decennio e una correlazione con condizioni di fragilità economica e sociale nell’80% dei casi. Un quadro che trova conferma anche nella pratica clinica del territorio di Vigevano e della Lomellina.

CAUSE «I fattori che determinano la salute mentale sono molteplici, ma quello socio-economico è centrale – spiega il dottor Giovanni Migliarese, primario di psichiatria all’Ospedale Civile di Vigevano – La perdita del lavoro, le difficoltà abitative o economiche rappresentano spesso fattori scatenanti che fanno emergere fragilità latenti». E nel reparto vigevanese il fenomeno è evidente, basti pensare che «circa il 50% dei ricoverati è di origine straniera – osserva Migliarese – Un dato che, pur richiedendo cautela nell’interpretazione, segnala una possibile correlazione tra condizioni di vulnerabilità e accesso ai servizi. Potrebbe dipendere anche dal fatto che chi ha meno risorse utilizza maggiormente il servizio pubblico, ma resta comunque una spia significativa». La risposta, sottolinea lo specialista, non può che essere di rete. «Lavoriamo in stretta collaborazione con gli enti del territorio come la Caritas diocesana di Vigevano, Comuni e servizi sociali, perché la psichiatria da sola non basta». E nel frattempo, i numeri del disagio mentale sono in crescita.
Parliamo di un 15-20% della popolazione con qualche forma di disturbo, ma con livelli molto diversi. Si parte dalle situazioni gravi, circa il 2-3%, a quelle più lievi, ma comunque impattanti sulla qualità della vita.
GIOVANI Un aumento che riguarda anche i giovani, soprattutto dopo la pandemia. «Vediamo più fenomeni legati alla disregolazione emotiva, come autolesionismo, disturbi alimentari, comportamenti a rischio», spiega il primario. In questo contesto, anche il contesto digitale gioca un ruolo fondamentale nella salute mentale. «I social possono generare dipendenza e ridurre le esperienze reali. Se passo ore online, tolgo spazio alla crescita relazionale». Ma non solo, «i social network amplificano anche dinamiche come il bisogno di riconoscimento, il confronto e anche il cyberbullismo». Tuttavia, il rapporto non è univoco, in quanto «in parte è causale, in parte può essere che chi sta male si rifugi nel mondo virtuale».
INTERVENTI Ma prendere in mano la situazione è possibile, partendo proprio dal fronte della prevenzione, con indicazioni chiare, ma tutt’altro che banali. «Sonno, alimentazione equilibrata, attività fisica e riduzione degli stimoli eccessivi sono fondamentali per tutti». Oltre alle buone norme, per i giovani in particolare è decisivo il ruolo educativo di scuola e famiglia, una vicinanza estremamente importante anche per la fascia della terza età. «La scuola non deve essere solo trasmissione di conoscenze e spazio accademico, ma anche spazio di crescita. Per gli anziani invece la priorità è contrastare la solitudine che è uno dei principali fattori di rischio per la degenerazione. La salute mentale nasce quindi dall’equilibrio tra molti elementi – conclude Migliarese – e oggi più che mai serve uno sguardo ampio, capace di tenere insieme aspetti clinici e sociali».
Rossana Zorzato


