Caldo, come adattarsi alla nuova estate

Si muore di caldo. O forse sarebbe meglio dire di caldo si muore: secondo l’Oms «dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 decessi supplementari legati alle alte temperature in Europa». I più esposti anziani, bambini, soggetti fragili (come malati cronici, ipertesi, persone in sovrappeso), ma le temperature di questi 15 giorni rappresentano un rischio elevato per la salute di chiunque. Anche in Lomellina il caldo ha ricominciato a uccidere, la prima vittima a Garlasco. Del resto l’Oms parla di «emergenza sanitaria», col dettaglio che, se le “emergenze” per definizione si riferiscono a una difficoltà improvvisa, con le ondate di calore gli europei dovranno convivere da qui in avanti poiché così saranno le estati europee (e lomelline) a causa del cambiamento climatico.

ONDA ANOMALA Per l’Organizzazione mondiale della sanità negli ultimi quattro anni in Europa il calore avrebbe provocato più di 200mila decessi (si calcolano in maniera indiretta stimandoli a partire dalla mortalità attesa in un certo periodo), stima che sarà rivista al rialzo perché da un lato l’ondata di calore che si sta chiudendo non sarà l’unica di questa estate (i modelli ne prevedono una la prossima settimana), dall’altro lato è eccezionale per le temperature e per la durata, con temperature superiori tra i 9 e i 18 gradi rispetto alla media del periodo: in Francia, il paese europeo più colpito, Rennes ha superato i 40°C a fronte di una media di 24, in Italia la pianura Padana ha toccato i 37-38 gradi rispetto si 30 consueti.

E questo per più di due settimane consecutive, un’anomalia provocata da un fronte d’aria calda sub-sahariana che ha raggiunto l’Europa dal Marocco e per questo è più forte nel nord Italia rispetto a centro e Sud, interessati invece dall’alta pressione provocata dall’anticiclone africano, il quale di fatto blocca la dispersione dell’aria calda proveniente da nord, in un circolo vizioso che frena la dispersione del calore dal suolo. Così anche l’escursione termica notturna è ridotta e si moltiplicano le notti tropicali ovvero i giorni in cui la temperatura minima dell’aria è superiore a 20°C.

INNEGABILE Oltre i dati, è l’esperienza comune a rendere evidente l’impatto del cambiamento climatico, che ormai quasi nessuno nega più (i negazionisti, smentiti sull’inesistenza, tentano di ripiegare sull’idea che non sia colpa dell’uomo o che l’uomo non possa farci nulla). «Onde di calore come queste sono ciò che ci aspettiamo di vedere in un clima che cambia» ha spiegato John Kennedy, dirigente dell’Organizzazione meteorologica mondiale, secondo cui

nei 50 anni dalla storica ondata di calore del 1976, l’Europa nel complesso si è scaldata di circa due gradi,

il continente che lo ha fatto di più. In questo contesto l’estate è la stagione che sta conoscendo l’aumento delle temperature medie più consistente e perciò fenomeni meteorologici o climatici già noti hanno un impatto amplificato. ClimateMeter – iniziativa finanziata dall’Ue – scrive che «la circolazione atmosferica responsabile dell’evento non è senza precedenti» ma questi eventi «oggi si sviluppano in un clima sensibilmente più caldo, con conseguenti temperature molto più elevate e impatti maggiori». Così «nell’Europa occidentale, gli eventi di caldo estremo stanno già aumentando più rapidamente di quanto previsto dai modelli climatici, suscitando preoccupazioni che le proiezioni future sul caldo possano essere troppo conservative».

IN LOMELLINA A livello italiano del resto dal 2013 ogni anno ha conosciuto un’anomalia di temperatura media in eccesso e il triennio 2022-2024 (dati Ispra) ha segnato gli incrementi maggiori dal 1961 a oggi (+1.23°C, +1.14, +1.33). Nel primo quarto di secolo del terzo millennio solo in quattro occasioni (2004, 2005, 2010, 2013) l’anomalia è stata negativa, mentre dal 1961 al 1992 se ne erano registrate solo di questo tipo. Anche nel territorio lomellino gli effetti sono stati i medesimi, tra il 1960 e il 2018 la temperatura nei comuni del territorio è cresciuta tra 1.7°C (Breme, il meno caldo) e 2.4°C (Parona e Cilavegna, i dati sono raccolti dal progetto “Climate Change” di EDJNet). Un trend che è proseguito negli anni successivi; Vigevano segnava 11.2°C di temperatura media negli anni ’60, saliti a 13.5 nel periodo 2009-18, per poi arrivare a 14.3 tra 2019 e 2025 (dati Arpa), quasi un altro grado in più nello spazio di sette anni. A Lomello in quest’ultimo intervallo si è arrivati a 14.1°C (+0.6), a Castel d’Agogna (il terzo e ultimo comune lomellino in cui Arpa misura la temperatura media) da 13.5°C a 14.4°C, di fatto un grado in più in sette anni. Tendenza che il 2026 spingerà più in là, Arpa nel bollettino mensile emesso lo scorso 11 giugno segnala che «rimane elevata la probabilità di anomalia positiva», cosicché le temperature sono previste “superiori alla norma” fino a ottobre (compreso), mentre le precipitazioni dovrebbero essere “intorno alla norma”.

SALUTE Questo richiederà attenzione particolare alla salute delle persone, dei fragili sì, ma anche di chi è in buona condizione, perché lo stress termico può essere fatale a chiunque. Il Ministero della salute spiega che «condizioni metereologiche estreme hanno infatti un impatto sulla salute maggiore rispetto a giorni isolati con le stesse condizioni». In un’ondata di calore si riduce la capacità di termoregolazione (il corpo si raffredda sudando, ma può non essere sufficiente), inoltre il caldo costringe il cuore a lavorare di più, senza dimenticare il ruolo dell’umidità (a inizio settimana l’indice Humidex, che si basa sulla temperatura percepita dal corpo, segnalava “disagio forte” in provincia di Pavia ovvero tra 47 e 53 gradi percepiti). Per questo le persone più esposte sono gli over65, ma anche i bambini e chi ha patologie come cardiopatie, diabete, asma, malattie renali, ansia e depressione. E ovviamente chi lavora all’aperto: le professioni più attenzionate sono quelle legate a agricoltura, cantieri, logistica, consegne, manutenzione urbana. Fino al 13 settembre in Lombardia sarà vietato lavorare al sole dalle 12.30 alle 16 qualora «lo stress da calore comporti rischi rilevanti per la salute del lavoratore» (basandosi ogni giorno su una mappa del rischio e sull’indicazione di rischio “alto”), una tutela che però ad esempio non riguarda i rider, che infatti continuano a lavorare anche in questa fascia oraria nonostante la richiesta di provvedimenti da parte dei sindacati. Anche nelle scuole del resto gli studenti stanno sostenendo gli esami di maturità in aule che possono superare i 30 gradi già di prima mattina (in Lomellina come nel resto d’Italia sono pochissimi gli istituti dotati di sistemi di ventilazione e raffrescamento, mentre molte strutture non sono state progettate per un buon isolamento termico).

INTERVENTI A fronte di tutto questo cosa prevede il Governo e cosa prevedono i Comuni? A livello di attività produttive dal primo luglio è operativa la “Cig meteo”, cassa integrazione ad hoc finanziata per 15 milioni, di cui 10 in ambito agricolo (nel 2025 erano 33), ma manca un’iniziativa di più ampio respiro che affronti non un’emergenza, ma una realtà strutturale dell’Italia dei prossimi decenni. Occorrerà intervenire nella pianificazione urbanistica, con più verde perché gli alberi sono uno dei fattori di cambiamento positivo più importanti in ambito climatico: uno studio del Politecnico di Milano ha rilevato che tra un’area asfaltata e una verde possono esserci fino a 4.5°C di differenza, a Medellin in Colombia la creazione di 30 corridoi verdi (1.5 milioni di metri quadri) ha ridotto le temperature di 2°C in prossimità dei corridoi, fin o a 4.5°C nelle zone ombreggiate. Si stanno sperimentando e usando da tempo anche pavimentazioni riflettenti e depavimentazione, tetti bianchi, corridoi di ventilazione, acqua urbana, uso di materiali per l’edilizia che non accumulino calore, e anche l’Ia, fondamentale per l’analisi di fenomeni complessi (il clima) in contesti complessi (le città). In attesa che la “prevenzione” funzioni, le principali metropoli italiane hanno intrapreso varie strategie: “ricoveri di sollievo” in strutture sanitarie e di assistenza, spazi aperti al pubblico climatizzati, una mappa delle “aree fresche”, rifugi climatici (al chiuso e all’aperto, di solito parchi), volantini con raccomandazioni.

Giuseppe Del Signore

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